Cappelletti, cotechino, tortellini dolci, torta con la panna montata, pesce in tutti i modi, polpettone, torta al cioccolato, pizza, torta di mirtilli, scachetti, pistacchi, cioccolatini, torroncini, alcool, una pioggia di parmigiano grattugiato, una tempesta di neve allo zucchero a velo.
Come ogni anno, dopo Natale si ripropone il solito cocktail letale di sensazioni: trasudo grasso, non ho fatto sport, ho mangiato come una discarica, sono ingrassata (non ho ancora visto di quanti chili), non ho nessuna voglia di rimettermi al lavoro, il mio colesterolo già alto sarà triplicato. E nonostante questo ho ancora voglia di pandoro con la nutella.
A Natale siamo tutti più lipiidici.
Di nuovo a teatro. Ultimamente ci sto andando spesso, tra spettacoli di prosa e di improvvisazione.
Il cinema ha il fascino della storia attorno al fuoco, mi svuota la mente, vado al cinema non solo per l'interesse per il particolare film, ma soprattutto per farmi raccontare una storia. Quando ascolto e guardo la storia, di solito la mia testa tace, il quotidiano si nasconde. Il teatro rinnova questa magia in un modo più attivo e più vissuto, i miei pensieri rimangono, ma quando mi trovo lì, ad ascoltare recitare un attore, a vedere la sua ombra muoversi sul pubblico, a sentire il suo respiro e quasi il suo profumo, i miei pensieri me li sta raccontando qualcun'altro, un po' l'ascolto, un po' ascolto l'attore. Il buio del teatro è un luogo della mente prima di tutto, noi siamo al buio ma anche lì sul palco, a vedere frammenti distorti, gonfiati o denudati della nostra stessa vita intravisti e colorati da molte altre persone, l'autore, gli attori, il tecnico delle luci che decide che una scena deve cominciare rossa e poi finire gialla, la fantasia dello scenografo. Il miracolo della musica dal vivo è emozionante, stasera c'erano due pianoforti, veri, neri, narranti. Parte dello spettacolo l'ho solo ascoltata, nel frattempo mi divertivo a vedere nella stessa occhiata l'estremità del palco, il pubblico seduto e la penombra sul parquet, a pensare a quanto mi sembra allo stesso tempo naturale e bizzarro che ci siano persone che dedicano la loro vita a narrare, a impersonare, a recitare. Queste persone sono indispensabili, il loro lavoro preziosissimo, sono levatrici di passioni e subito dopo di gravi riflessioni, esse parlano e con le loro parole fanno parlare e ascoltare ognuno a se stesso, prima ancora che al mondo.
Lo spettacolo di stasera era "Un certo Signor G", interpretato da Neri Marcorè.
PS domani si torna a casa!
"Giorni e nuvole"
"Sottopaga non si paga"
"L'età barbarica"
tre opere sul presente, le sue difficoltà che parodiano e amplificano quelle di trent'anni fa, l'alienazione della normalità, la risata che scopre il dolore e il terrore del futuro. Nel primo (film di Soldini con Margherita Buy e Antonio Albanese) si esce dal cinema desiderando follemente un tg di emilio fede che dica che va tutto bene. Dal secondo (opera teatrale di Dario Fo degli anni 70 riproposta da Marina Massironi e Antonio Catania) si esce un po' provati (due ore e mezzo passate quasi tutte a ridere) , con un nodo in gola (almeno questo è stato ciò che ho provato io), un po' di mal di mare, perchè i risvolti assurdi e grotteschi della storia mettono a nudo un pessimismo onnicomprensivo. Dopo il terzo (film di Denys Arcand) mi è sembrato di avere risfogliato di sfuggita qualche pagina di 1984, anche se coccolati dalla musica da camera. Sempre la modernità, questa volta accompagnata dalla fragilità del passato. Cito una battuta della moglie del protagonista (il quale non riesce a comunicare con lei) "Ma insomma cosa vuoi di più? Vogliono il matrimonio, mi sono sposata; bisogna procreare, ho fatto due figlie; bisogna fare carriera? sono il terzo agente immobiliare del canada speciaizzato in zone periferiche; bisogna tenersi in forma? faccio due ore di palestra ogni due giorni; cosa vuoi ancora? sesso? Ma se sei tu che non ti fai mai avanti!". La sigla finale è una natura morta con limoni e mele.
ok, ho bisogno imprescindibile di almeno tre film che abbiano o Bruce Willis o Jackie Chan o Kurt Russel, che siano sparatutto con tanti inseguimenti tante macchine distrutte tanta ignoranza dei protagonisti (ma devono fare i fichi) odore di sudore canotte anni 80 senza maniche e peli delle ascelle e del petto di fuori.
il martedì sera ha un piglio rossiniano. Mi spiego: oggi, come svariati altri martedì, sono andata in palestra e ho messo piede a casa verso le 20.40. Per ben due volte ho fatto per entrare nella doccia e hanno squillato sia il cellulare che il fisso. Appena uscita dalla doccia un'altra volta il fisso. Poi skype, poi altro giro di telefonate.
Sono giunta alla conclusione che Amule sia in realtà una pratica esoterica o una filosofia orientale. Di default amule non funzionava. Dopo un mese di spreco di banda ho deciso che avrebbe dovuto funzionare. Sono tre giorni che perdo una frazione consistente della serata a compiere in ordine random le seguenti operazioni:
- configurare il router
- configurare il dhcp (ci sono due opzioni con o senza dhcp)
- configurare la scheda wireless del portatile
- configuare i server virtuali
- resettare il router (sono due giorni che riesco a evitarlo)
- riavviare il router
- riavviare amule
- riavviare il portatile
Dopo un tempo arbitrario (ma fortunatamente con un trend negativo) magicamente amule funziona, con id alto. Non c'è nessuna logica nel funzionamento, quando Otello (il nome del mio portatile) si convince di avere avuto abbastanza attenzione da me, decide che funziona. Ma non può mangiarsi della cioccolata se ha bisogno di attenzione?
(forse è meglio di no in effetti)
Sto diventando un'improbabile nerd pasticciona? Facciamo così, se mi vedete vagare con lo sguardo alienato, un saccottino al cioccolato in bocca e un altro in tasca e una tastiera portatile nello zaino come il ragazzo di Die hard 4, cacciatemi un urlo e fatemi zappare della terra. o a scelta impastare della pasta sfoglia. (Notate che non ho incluso del fenotipo nerd la pancetta, quella ce l'ho da tempi non sospetti e la indosso sempre con grande piacere).
Ora vado a lavare i piatti, se qualcuno vedesse la mia cucina ora penserebbe che ho avuto a cena cinque o sei persone.
ONICOFAGI ANONIMI

guardate un po'! (non fate caso all'anulare, è stata l'ultima unghia che ho rosicchiato due settimane fa!)
se per natale trovo le stelline le metto sui pollici.
ora vado a bere una tisana bollente perché sono reduce da un abbondantissimo pranzo.
troppo spesso succede. maledette crisi di panico da ignoranza. è mai possibile che un giorno sì un giorno no devo sempre stare male per il lavoro che faccio? è terribile, arrampicarsi su pareti impervie e poi bum, si perde l'appiglio e si rimane attaccati solo alla corda (perdonatemi non so il linguaggio tecnico dell'arrampicata) e all'imbragatura. e nella caduta si sbatte dolorosamente contro la roccia. Adesso sto così: attaccata alla fune penzolante dalla parete, con le ferite della caduta, una crisi ipoglicemica e la pressione 90 su 50. E i compagni di cordata sono già in cima e tu ti devi arrangiare. Voglio della cioccolata.
insomma devo resettare ai libri di meccanica quantistica, che umiliazione.
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