In due settimane esatte mi sono letta tutte le 2287 pagine della Trilogia Millenium di Stieg Larsson. Circa un mese e mezzo fa avevo visto il film "Uomini che odiano le donne", e devo dire che mi aveva lasciato parecchio perplessa. Infatti, nonostante la trama gialla molto ben congegnata, il personaggio della protagonista mi era sembrato inconsistente e non credibile e gli episodi di violenza che la coinvolgono mi erano parsi totalmente ingiustificati e gratuiti.
Ma la curiosità è stata più forte e ho letto primo libro e a ruota gli altri due.
Dato che non voglio rovinare la lettura a chi non l'ha letto, mi limiterò a scrivere rapidi commenti.
Tre libri, tre generi letterari diversi, tutti nel personale stile dell'autore: il giallo classico, il thriller, il romanzo di spionaggio. Dopo avere letto il primo libro ho concluso che
- con il film hanno fatto un buon lavoro rispetto al libro, facendo qualche piccolo taglio e modificando leggermente la sequenza cronologica degli eventi, ma nel complesso mantendo i tratti essenziali del libro, senza stravolgerlo;
- mi è rimasta la stessa perplessità sulla protagonista.
Gli altri due libri sono indispensabili, perché rendono i protagonisti più credibili e spiegano tutti i misteri lasciati aperti nel primo. (sono anche dannosi in quanto saccheggiano decine di preziose ore di sonno a chi legge).
Al di là della storia (o meglio delle storie) mi ha colpito l'idea di giornalismo, in particolare politico ed economico, che emerge dai libri: guardia inflessibile della democrazia, ombra spietata e irriverente di ognuno dei politici o dei personaggi dell'economia e della finanza. Leggendo il primo libro pensavo figo, in Italia questa idea di giornalismo è bandita dai grandi media e un po' alla volta sta per essere messa fuori legge con tutte le leggi volte a negare la libertà d'informazione e di espressione che il nostro Parlamento si sta impegnando a promulgare.
Sorvolo su quanto mi è sembrata buffa la descrizione delle carceri, una specie di casa vacanze.
E vogliamo parlare dei processi? Nel terzo libro il processo viene celebrato tre mesi dopo che avvengono i reati! Mi chiedo ancora se in Svezia sia davvero così o se Larsson abbia fatto la stessa scelta di Gianrico Carofiglio di riscalare il tempo (in particolare di contrarlo di qualche ordine di grandezza, per quello che riguarda i processi). In ogni caso è traumatico chiedersi come sia la situazione giudiziaria in Italia.
La mia unica riserva rimane ancora sulla protagonista, che, per quanto esca dalla trilogia come un personaggio sfaccettato e interessante, ha un po' troppi "superpoteri", secondo me sarebbe stata un po' più credibile conoscendo a menadito qualche lingua in meno e senza essere un genio matematico (caratteristica tra l'altro inutile per la storia).
Per chi l'ha letto: vi siete chiesti quanti ettolitri di caffé si bevono i personaggi? Sono rimasta sconcertata: ad ogni paragrafo, vada come vada, la gente si fa del caffé (americano). Altro dubbio: ma il piatto nazionale svedese sono i tramezzini? Colazione pranzo cena è praticamente l'unico cibo che viene citato (a parte pizza surgelata e rarissime costelette di agnello).
Comunque è una lettura che posso dire di consigliare, ma solo a chi si può permettere di dedicarsi per qualche giorno solo ed esclusivamente a quello, perché nessuno dei tre libri è così clemente da lasciarsi appoggiare su un tavolo per più di qualche ora.
Vi presento Fanny, il mio nuovo spazzolino.
Capisco il vostro stupore. E' noto che con questa città ho un pessimo rapporto. Ma stavolta una piccola cosa a favore di questo lembo di terra penzolante dal confine orientale dell'Italia l'ho trovato. Un piccolissimo negozietto in zona Cavana, che a prima vista sembra solo una pescheria,dove si può fare un aperitivo alternativo: finger-food di pesce, accompagnato se si vuole da un calice di vino. Ho mangiato un'ottima tartina con tartara di salmone. Mi ha incuriosito anche la peculiare varietà di pesce inscatolato e conservato: non avevo mai visto l'orata sott'olio.
Posso dire che la dirigenza del Partito Democratico mi sembra una manica di dementi votati al suicidio?
Mi chiedo da chi o cosa siano stati corrotti per comportarsi in modo così stupido, ottuso, vigliacco e irrazionale.
Sabato: Pistoia Blues, con, tra gli altri, la Derek Trucks Band. Poche parole: tutto il concerto aveva un ottimo mixaggio, tranne, guarda caso, l'ora di Derek Trucks. Lui è stato eccezionale, è veramente un chitarrista sopra le righe. Purtroppo però si sentiva solo lui: il cantante, bravissimo, con una voce molto calda, non si sentiva, così come anche il basso, la batteria, le tastiere: oltre alla chitarra si sentivano solo i bonghi! Una delusione, un gravissimo errore da parte dei tecnici del suono (mi rifiuto di pensare che sia stato fatto apposta, nel qual caso sarebbe da punire penalmente!), che hanno dimostrato di sapere perfettamente equalizzare i suoni nelle restanti 4 ore di concerto. La serata è stata chiusa da Joss Stone, giovanissima cantante soul inglese. Tecnicamente ineccepibili, lei e gli altri dieci musicisti che l'accompagnano (tromba, sax, batteria, tre coristi, basso, chitarra, due tastiere), con un certo gusto per la coreografia e il colpo d'occhio (tutti vestiti rigorosamente di bianco, tranne la cantante, molto bella, in bianco e nero a piedi scalzi). Ho gradito particolarmente le ultime canzoni dove c'è stato più spazio per l'improvvisazione dei musicisti, mentre le prime erano un po' "a orologeria" e i musicisti si limitavano a sostenere la cantante.
Domenica: concerto della Dave Matthews Band al Lucca Summer festival.
Pessima organizzazione: coloro che dovevano gestire gli ingressi nella piazza (dopo averla svuotata e chiusa alle 18.00) hanno creato confusione non dicendo subito chiaramente dove sarebbero stati gli ingressi al concerto e dove invece ci sarebbero state solo transenne. Risultato: per due volte la gente in fila (fila all'italiana, ci tengo a precisare) è stata fatta migrare da una punto all'altro della zona circostante la piazza, mandando all'aria tutti i diritti di priorità della gente in fila, creando malcontento e infierendo sulla condizione delle persone già vessate dal caldo e dall'afa.
Sorvolo sul "gruppo spalla", tale Jury, con un gruppetto d'accompagnamento. Avrei preferito un gruppo di liscio (e ho detto tutto).
Concerto straordinario. Tecnicamente forse addirittura superiore all'altro concerto che avevo visto, al Pavillhao Atlantico di Lisbona l'anno scorso. 3 ore e venti di concerto, due ore e mezzo filate, poi una serie di tre bis, e un altro paio di canzoni subito dopo (la penultima, una "traditional drinking song" americana). è stata una specie di battesimo per il nuovo sassofonista, Jeff Cofin, che accompagna la band dalla morte del sassofonista storico della band LeRoi Moore, avvenuta l'anno scorso. Un concerto entusiasmante, anche perché la dmb mancava dall'Italia da 11 anni, quando suonò a Correggio. Hanno suonato praticamente tutto l'ultimo disco, con degli arrangiamenti eccezionali e poi alcuni dei grandi classici. Arrangiamenti eccezionali, dove ognuno dei compomenti ha potuto regalare magnifici assoli. Perfetta sintonia tra tutti i componenti, non una nota sbagliata, grandissimo feeling con il pubblico. Verso la fine del concerto Dave Matthews ha rivolto un pensiero alla vittime dell'incidente di Viareggio. Per me il culmine del concerto (sia tecnico, sia emotivo) è stato il terzo bis: Two Step. è la canzone che preferisco di tutto il loro vasto repertorio. Credo che sia durata almeno un quarto d'ora (è un brano che si divertono a dilatare a dismisura nei concerti, quasi una jam session). Carter Beauford, il batterista, è stato leggendario. La canzone è tutta costruita su un semplice tempo binario, a cui Beauford ha dato vita e nobiltà arricchendolo con magnifici piani, forti, crescendo, con suoni stupendi, con una quantità travolgente di variazioni, insomma da ascoltare a occhi chiusi, la pelle d'oca e senza opporre alcuna resistenza. Conoscendo il testo della canzone, mi piace pensare che Beauford, insieme al resto della band naturalmente, abbia rapprensentato con un'eccellente metafora musicale lo scorrere impetuoso e inarrestabile del tempo. Veramente un'emozione.
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