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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcune delle immagini contenute sono prese dal web. Per qualsiasi problema fatemi sapere e verranno rimosse.
Some images are taken from the web. For any problem about this, let me know and the images will be removed
giovedì, 29 ottobre 2009

"La sposa liberata", di Abraham Yehoshua

"La sposa liberata", di Abraham Yehoshua, Einaudi 2002, è il secondo romanzo che leggo dello stesso autore, dopo "Il responsabile delle risorse umane" (di cui ho scritto qua). Questo libro racconta circa un anno della storia familiare del professore di storia mediorientale all'università di Haifa Yohanan Rivlin. Il figlio Ofer, guardiano notturno e studente all'accademia di cucina di Parigi, cinque anni prima aveva divorziato dalla moglie Galia dopo un solo anno di matrimonio e, nonostante il lungo tempo trascorso dalla separazione, è ancora solo e fatica a ricrearsi una vita amorosa. La ragione del divorzio è sconosciuta a tutti tranne naturalmente che ai due ex-coniugi, che non vogliono assolutamente divulgarla. è proprio per comprendere questo divorzio e aiutare così il figlio a superare il trauma che Rivlin comincia la sua personale ricerca. La scintilla che fa scattare questa "indagine" è la morte del padre di Galia: Rivlin viene a sapere la notizia per caso e, contro la volontà di sua moglie Haghit, va alla pensione gestita dalla famiglia di Galia per porgere le condoglianze alla famiglia. Nel suo intento di capire il perché della fine del matrimonio, Rivlin è solo: si scontra con la netta volntà di sua moglie Haghit di lasciare perdere, con il silenzio determinato del figlio e di Galia e con le risposte vacue della famiglia della nuora. Un ruolo cruciale in tutta la vicenda è svolto dai personaggi arabi del romanzo: sono sia persone legate al lavoro di Rivlin (la giovane sposa e studentessa Samaher e la sua famiglia) e Fuad, il capocameriere della pensione della famiglia di Galia. E più in generale uno dei temi centrali del libro è la dialettica tra ebrei e arabi, ma su questo tornerò tra poco.
La scelta stilistica è originale: il libro è tutto narrato al presente, il più delle volte in modo neutro, ma ci sono anche tratti dove il narratore invoca alla seconda persona singolare il protagonista del paragrafo: in queste pagine l'autore dimostra tutta la sua empatia. Il libro in originale scritto è in lingua ebraica; nella traduzione che ho letto (non so se è una scelta della casa editrice italiana o se è così anche in originale) i dialoghi in arabo sono soltanto traslitterati (cioè si riproduce con l'alfabeto latino il suono delle parole arabe) e tradotti in nota. In questo modo il lettore può "ascoltare" l'arabo (divertendosi a indovinare la pronuncia), ma soprattutto può apprezzare pienamente  il significato del passare da una lingua all'altra, come se stesse vedendo un'opera teatrale recitata. Rivlin infatti conosce perfettamente l'arabo e, quando parla con altri arabi, passa dall'ebraico alla loro lingua quando vuole conquistare la loro simpatia o creare complicità o intimità, soprattutto quando vuole nascondersi dagli altri personaggi che non parlano arabo. Mi ha colpito l'approccio intimo e quotidiano con la cultura araba, nonostante il protagonista sia un "teorico" di quella cultura: Rivlin sperimenta l'ospitalità calda e abbondante dei suoi amici arabi, addirittura un giorno, ospitato a casa di Samaher, digiuna per rispetto al Ramadan. Quello che in generale traspare dal libro è un senso di speranza che le tre comunità (ebraica, araba e cristiana) possano vivere insieme pacificamente. Purtroppo sono molto inesperta di storia israelo- palestinese, perciò non so dire quanto conti il fatto che il libro è stato scritto tra il 1998 e il 2001.
L'aspetto che mi è piaciuto di più è il modo schietto di rappresentare i personaggi (la moglie di Rivlin, Haghit, è un personaggio superbo) e i rapporti umani. Il rapporto tra Rivlin con suo figlio Ofer  è descritto con naturalezza e realismo. I momenti di profondo dolore e angoscia sono resi con compostezza, senza nessuna concessione al patetico.
Concludo parlando del titolo. Pure in questo caso non posso giudicare se sia stato reso bene il titolo originale, perché non so l'ebraico. Ho visto che la traduzione inglese non è esattamente equivalente a quella italiana, "liberated" è più simile secondo me alla parola "emacipato". Quello che posso dire è che ci sono tre spose, contemporaneamente liberate e liberatrici: Galia, Samaher e la vedova Swissa.


postato da: ridarella alle ore 13:50 | link | commenti
categorie: libri, letture
domenica, 25 ottobre 2009

Una molletta verde

Ho fatto la mia buona anzione quotidiana: ho votato alle primarie del PD. L'ho fatto da elettore potenziale, perché finora il PD mi ha ispirato troppo poca fiducia per avere il mio voto. Ho votato  perché se un giorno volessi votarlo vorrei che fosse un po' più come piace a me, cioè laico. E perché se tante persone dimostrano interesse, anche se solo potenziale, verso questo ectoplasma di partito di sinistra (anche se secondo Rutelli non si deve dire che il PD è di sinistra, lo ha detto qualche giorno fa da Corradino Mineo al Caffè di Rainews24), può comunque essere un segnale che non tutti gli italiani sostengono la maggioranza di governo.
Rimangono comunque tutte lì le mie forti perplessità sul PD, dal non essere allo stato attuale un partito laico, agli ammiccamenti imbarazzanti all'Udc, all'irresponsabilità di fronte agli elettori che si è manifestata tra l'altro nell'assenza in Parlamento durante la votazione sullo scudo fiscale, alla logica clientelare di cui si nutre a tutti i livelli, all'indifferenza alle vicende del Paese nel periodo pre-primarie perché tutti quanti nel PD erano troppo presi nel gioco di strategia dei voti, all'autorefenzialità, all'assurda volontà di veltroniana memoria di dialogare con chi spara a zero sulla democrazia, all'assenza di una voce comune su troppe questioni, alla litigiosità cronica. Insomma prima che ottengano il mio voto alle elezioni vere c'è ancora molta strada da fare.

postato da: ridarella alle ore 18:32 | link | commenti (1)
categorie: storia
lunedì, 19 ottobre 2009

Iubilate

Qualche collegamento caramellato, tastiera, track pad e tasto di accensione da cambiare. Tutto qua. Otello e' stato mitico. Nessun danno serio. Costo di riparazione ragionevolissimo (e molto minore del valore del computer).
Iubilate, iubilate:
Otello torna a casa.
E all'assistenza butteranno un po' di rifiuti nell'umido/biologico dato che sotto la tastiera di otello ci avranno trovato bucce di patate, di mela, schegge di gusci di noce, cristalli di zucchero...


postato da: ridarella alle ore 13:38 | link | commenti
categorie: nerd
lunedì, 12 ottobre 2009

I mac non dovrebbero sbronzarsi.

Otello e' il mio portatile, un mac nero. Sabato pomeriggio ha avuto un incidente. Sulla tastiera si sono riversati svariati centilitri di birra. L'ho asciugato subito e sembrava tutto a posto. Poi l'ho chiuso e l'ho messo via. Non si e' piu' riacceso . Oggi lo porto all'assistenza, speriamo che si aggiusti. 

postato da: ridarella alle ore 16:05 | link | commenti (3)
categorie: nerd
mercoledì, 07 ottobre 2009

E intanto:

HANNO BOCCIATO IL LODO ALFANO!!!!

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.


VATTENE!

postato da: ridarella alle ore 18:37 | link | commenti (1)
categorie: storia
lunedì, 05 ottobre 2009

Dall'Islanda

Era da tanto che volevo scrivere qualcosa sui libri di Arnaldur Indriðason, ma per pigrizia non l'ho fatto finora. Indiriðason è un autore di gialli islandese di cui ho letto i quattro libri con il commissario Erlendur Sveinsson pubblicati in Italia (la serie intera è di nove): "Un corpo nel lago", "Sotto la città" (che ho appena appena finito di leggere), "La signora in verde" e "La voce".
Come forse sapete già il giallo è il mio genere letterario preferito. Sarebbe troppo lungo cercare di capire perché mi piace tanto, e decisamente non è questo il luogo per approfondire la questione. Dico solo che mi piace vedere come questo genere si evolve storicamente (da Edgar Allan Poe fino ad ora), ma soprattutto sono curiosa su come si evolva "geograficamente", su come venga affrontato da scrittori di diversa nazionalità e come questi riescano a raccontarci qualcosa della loro terra usando le storie delle persone come filtro.
Il primo libro di Indriðason che ho letto è "Un corpo nel lago" (sesto della serie), attratta dal titolo e dalla bellissima edizione Guanda.
Non affronterò uno a uno tutti i libri, perciò mi limiterò a dire cosa li accomuna.
Il protagonista è il commissario Erlendur Sveinsson della polizia di Reykjavik, un uomo solo, cinquantenne, divorziato, ciccione, che fuma continuamente e mangia quasi esclusivamente cibi precotti scaldati a microonde. Erlendur lascia la moglie con due figli dopo pochi anni di matrimonio quando i due bambini, Eva Lind e Sindri Snær, sono ancora piccolissimi, rompendo ogni contatto con la famiglia. Anni dopo i figli ormai adulti vogliono conoscere il padre che non hanno avuto e tentare un rapporto con il lui, nonostante la madre per tutta la loro infanzia e la loro adolescenza ne abbia parlato con nient'altro che odio, rancore, disprezzo. Nei libri compare soprattutto Eva Lind, un personaggio vivo, vero, dolente. Combatte con la tossicodipendenza e oscilla tra il desiderio di costruire una vita affettiva con il padre e l'impulso di riversagli addosso tutta la responsabilità del suo disagio di vivere. Nei vari libri la vita privata di Erlendur si affianca costantemente alle sue indagini, in particolare il rapporto con Eva Lind sembra un po' essere il filo conduttore.
Dei quattro libri, due si occupano direttamente di persone scomparse (e ricomparse dopo decenni attraverso le loro ossa), "Un corpo nel lago" e "Sotto la città", mentre gli altri due tratttano più canonicamente di omicidi, e solo lateralmente di persone scomparse. Questo della gente inghiottita nel nulla, per sempre o solo per qualche decennio, è il tema comune a tutti i libri, ma è anche l'interesse principale del protagonista, anche e soprattutto fuori dal lavoro. Indriðason più volte si ferma a descrivere il piccolo appartamento di quest'uomo solo, tutto buio con le tende tirate anche di giorno e le pareti piene zeppe di libri riguardanti casi di persone scomparse. Non stupirò chi legge se suggerisco che questo tema riguarda la storia familiare del commissario Erlendur. La scomparsa delle persone è usata anche come metafora per indagare la personalità del commissario, per gettare luce sulle sue contraddizioni e le sue paure.
(Sono terribilmente curiosa di sapere come si pronunciano i nomi dei luoghi e dei personaggi, a vederli così rieccheggiano nomi di leggende, fiabe e gesta epiche.)
Ho letto anche altri autori nordici di gialli: la coppia Maj Sjöwall e Per Wahlöö (Svezia, anni '60 e '70) di cui sto leggendo la serie del commissario Martin Beck, Henning Mankel (Svezia, contemporaneo, creatore del commissario Wallander, ho letto i primi due finora) e naturalmente Stieg Larsson. (Qualcuno mi suggerisce altri autori scandinavi?) In comune con questi autori (lasciando a parte Larsson) c'è in primo luogo l'aspetto cosiddetto procedurale del giallo, cioè l'idea che non ci sia nessun trucco, nessun esercizio di arguzia deduttiva alla Sherlock Holmes nella soluzione del giallo, nessun gioco. La vicenda poliziesca non è presentata come un divertissement quasi enigmistico per il lettore, come invece accade per esempio nei romanzi di Ellery Queen. Le indagini le fanno i poliziotti, cioè l'autorità costituita. A questi viene affidata tutta la responsabilità della soluzione dei casi, ma agli stessi vengono anche indirizzate feroci critiche di tipo sociale, si vedano soprattuo Sjöwall e Wahlöö. Tutta l'efficacia delle indagini è affidata allo zelo con cui si seguono le procedure standard della polizia (per esempio interminabili pedinamenti e appostamenti, noiosissimi controlli incrociati su lunghi elenchi). In secondo luogo, almeno per l'impressione che ne ho avuto io, da lettrice italiana, c'è un profondo senso del dolore, della disperazione, del peso di stare al mondo, si sentono stanchezza e rassegnazione nei confronti della vita, incancellabili, connaturate nelle persone. Non c'è ironia, o più precisamente c'è un'ironia cupa, spietata, buia. Per rendere meglio l'idea pensate all'ironia che c'è nei gialli di Camilleri, o di Fruttero & Lucentini: niente di tutto questo. Questi trasmettono un umorismo solare, pur facendo una critica irriverente e micidiale della società. I loro personaggi, ivi compresi i tutori della legge, si permettono il lusso di interpretare le regole e all'occorrenza fregarsene. Per dirla con Gaber, i personaggi alla Montalbano hanno capito che "il mondo è un teatrino". Al contrario, negli autori che ho citato, ma soprattutto in Indriðason, non c'è spazio per sfuggire al sistema e alle regole, non c'è la possibilità di un colpo di teatro con cui farsi beffe della realtà, gli esseri umani sono prigionieri. E tutto questo è aiutato dai paesaggi: c'è una perfetta simbiosi tra l'inquietudine degli uomini e gli inverni lunghi e bui, le tormente di neve, la pioggia incessante, le pesanti tende a coprire i vetri, gli spazi sterminati e vuoti, dominati soltanto dalla natura. E adesso che ve li siete immaginati questi spazi,  confrontateli con Vigata.





postato da: ridarella alle ore 00:35 | link | commenti (2)
categorie: libri, letture
venerdì, 02 ottobre 2009

Esercizi di shell scripting

Questo è un post che ho scritto oggi pomeiggio in treno (non avevo una connessione a internet per pubblicarlo subito).

"Vi presento due file: ordine e chaos. Sono uguali. Il contenuto è il seguente:
1.3
1.3 prova
1.5
1.5 roba
1.7
1.7 vai
1.9
1.9 ordine
4     radio
6   vabe
10.7 amen
60    ROCK



I due file sono il risultato di un esercizioche sto facendo in treno  di shell scripting (in particolare per imparare a usare il comando Tubatura, meglio conosciuto come pipe (|) e il comando sort) e di libera associazione di idee. Lo scopo del mio piccolo esercizio era incollare due file che contenevano ognuno in modo disordinato metà delle righe dei file sopra e mettere in ordine crescente  il file risultante rispetto alla prima colonna, tutto in una sola riga di comando. "ordine" l'ho fatto con due righe di comando e un file supplemantare senza usare pipe e "chaos" con una sola. Il resto dell'esercizio è stato libera associazione di idee per scrivere la seconda colonna. Oggi ho fatto una cazzata,  evitabilitssima, stupidissima,  che mi è costata cinquanta euro (non scriverò cosa per non sputtanarmi proprio del tutto :) ). Psicoterapia da pendolari low cost. "


postato da: ridarella alle ore 23:16 | link | commenti
categorie: nerd
giovedì, 01 ottobre 2009

British humor

Ok, lo so che non bisognerebbe ridere, che la situazione è terribile, che siamo al tracollo della democrazia, però questi fanno veramente sputtanare!!!


postato da: ridarella alle ore 15:29 | link | commenti (1)
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