Ho fatto la mia buona anzione quotidiana: ho votato alle primarie del PD. L'ho fatto da elettore potenziale, perché finora il PD mi ha ispirato troppo poca fiducia per avere il mio voto. Ho votato perché se un giorno volessi votarlo vorrei che fosse un po' più come piace a me, cioè laico. E perché se tante persone dimostrano interesse, anche se solo potenziale, verso questo ectoplasma di partito di sinistra (anche se secondo Rutelli non si deve dire che il PD è di sinistra, lo ha detto qualche giorno fa da Corradino Mineo al Caffè di Rainews24), può comunque essere un segnale che non tutti gli italiani sostengono la maggioranza di governo.
Rimangono comunque tutte lì le mie forti perplessità sul PD, dal non essere allo stato attuale un partito laico, agli ammiccamenti imbarazzanti all'Udc, all'irresponsabilità di fronte agli elettori che si è manifestata tra l'altro nell'assenza in Parlamento durante la votazione sullo scudo fiscale, alla logica clientelare di cui si nutre a tutti i livelli, all'indifferenza alle vicende del Paese nel periodo pre-primarie perché tutti quanti nel PD erano troppo presi nel gioco di strategia dei voti, all'autorefenzialità, all'assurda volontà di veltroniana memoria di dialogare con chi spara a zero sulla democrazia, all'assenza di una voce comune su troppe questioni, alla litigiosità cronica. Insomma prima che ottengano il mio voto alle elezioni vere c'è ancora molta strada da fare.
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