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Non so bene che cosa scrivere, questo post è solo per evitare lunghe assenze dal blog.
Ho finito un libro "Non avevo capito niente" di Diego de Silva, molto interessante. Un po' a metà tra Gianrico Carofiglio (è la storia di un avvocato) e Paolo Nori (scrittura non lineare, a volte quasi per libere associazioni).
Per chi non l'ha visto consiglio di vedere il film di Watchmen, tratto dall'omonimo fumetto di Alan Moore. Ma ATTENZIONE!!!!! è un film da vedere responsabilmente. Cioè: NON è un film di supereroi! sono 161 minuti di dialogo, non c'è alcuna enfasi sulle abilità di combattimento dei personaggi. Questa precisazione dovrebbe essere inutile, ma, dopo l'esperienza di sabato sera, preferisco scriverla. C'erano infatti un branco di tredicenni vita-bassa-altezza-coscia, acne, pettinature-tutte-uguali che, trovandosi spiazzati di fronte al film (si aspettavano i supereroi di cui sopra) hanno pensato di passare il tempo importunando gli altri spettatori, urlando i loro fottuti e inutili commenti a ogni singola battuta dei personaggi. Tornando al film, devo dire che è fedelissimo al fumetto (a parte la storia dei pirati che nella distribuzione cinematografica del film non c'è). Le inquadrature sono pari pari le vignette e i gli attori ritraggono quasi fedelmente i personaggi disegnati. Eccellente scelta di colonna sonora (credo quasi tutti brani del passato (soprattutto anni 60,70,80)). La messa da requiem di Mozart alla fine è davvero emozionante.
Ieri sera c'è stata una cena molto particolare, nella quale ogni invitato era invitato a portare o da bere, o un cibo etnico della sua zona di provenienza. è stata un'esperienza eclettica: dall'Italia alla Turchia, dall'Uzbekistan alla Cina, dalla Colombia alla Croazia, dagli USA all'India e qualcuno forse l'ho dimenticato. Nella mia personale classifica ha vinto il riso con le carote e la carne preparato dal ragazzo uzbeko. Specifico che dire semplicemente "Italia" è riduttivo perché dovrei specificare ogni regione coinvolta e soprattutto nasconde la diatriba regionale sulla paternità della parmigiana di melanzane che ha occupato alcuni dei ragazzi-chef presenti.
E adesso un paio di storie. Giù al nord
Film di Dany Boon del 2007. Piacevolissimo, divertente e originale. Narra di un direttore delle poste costretto a trasferirsi, invece che in Costa Azzurra come avrebbe desiderato, nel nord della Francia a Nord-Pas de Calais, a causa di un provvedimento disciplinare nei sui confronti. Peccato che nell'immaginario di tutti gli altri francesi, in particolare quelli del Sud, quella zona della Francia sia funestata da freddo polare tutto l'anno e sia abitata da gente strana, burbera, rozza e soprattutto dalla parlata incomprensibile, completamente diversa dal francese ufficiale, insomma un autentico inferno in terra francese. Il protagonista deve partire e, essendo la moglie depressa e perciò particolarmente sensibile ai cambiamenti radicali, la lascia a casa con il figlio. L'accoglienza per il protagonista non è delle più semplici, ma tempo pochi giorni e il problema diventa convincere la moglie che nonostante tutto il nord non è così male!
L'unico problema è che questo film andrebbe visto in lingua originale, perché è fondamentale il contrasto tra il francese "ufficiale" e il dialetto del nord. I traduttori hanno dovuto inventarsi una strana parlata italiana che per i primi minuti sembra del tutto artificiosa e sottrae lo spettatore all'atmosfera del luogo. Ma per la mia scarissima conoscenza del francese la versione originale sarebbe totalmente incomprensibile.
Un magnifico affresco di una zona della Francia sconosciuta (a me ma credo anche a buona parte del pubblico) affascinante e vivibilissima. Né qui né altrove
Ho letto l'ultimo libro di Gianrico Carofiglio, "Né qui né altrove, una notte a Bari", Laterza.Quando sono andata in libreria per comprarlo ho avuto qualche problema a trovarlo perché non mi aspettavo che fosse nella sezione "narrativa di viaggi". Che dire? Ho un rapporto particolare con i lavori di Carofiglio, è un autore che mi coinvolge ma che a volte mi lascia con una sensazione di imcompiutezza. Come con "Il passato è una terra straniera" e questo romanzo appunto. Entrambi i romanzi sono caratterizzati da un doppio piano narrativo: in "Il passato è una terra straniera" troviamo due storie parallele mentre nel secondo, come suggerisce il titolo, c'è la descrizione-rievocazione di Bari tramite i ricordi del protagonista, sostenuta dalla narrazione dell'incontro di vecchi amici che dura un'intera notte, a Bari ovviamente. Non ho capito l'intento dell'autore, se semplicemente descrivere in modo romanzato la sua città e se raccontare a tutto tondo la storia dei personaggi. Quest'ultima sembra un pretesto e pure è ricca di spunti interessanti, che purtroppo vengono lasciati secondo me un po' in sospeso. Non ci è dato sapere se il protagonista sia più simile all'autore o al personaggio più famoso di Carofiglio, l'avvocato Guerrieri. Notevole il gioco di prospettiva creato con l'amico, Paolo, trasferitosi a Chicago. Carofiglio è riuscito comunque a incuriosirmi, non avevo idea di quanto fosse ricca la storia di Bari e, se mi capiterà di andarci, visiterò con piacere tutte le librerie descritte (quelle ancora esistenti ovviamente) e assaggerò la focaccia (togliendo le olive nere che non mi piacciono).
Sono tornata da Pisa, ancora viva.
Film visto a Pisa: "Un altro pianeta" di Stefano Tummolini. Leggo con sorpresa da mymovies che è stato prodotto con "980 euro di budget in tutto, auto-reperiti ed autogestiti".
81 minuti di narrazione spontanea e del tutto naturale. Più volte nella mia testa ho anticipato le battute successive in alcuni dialoghi, non perché appartenessero ai cliché dei dialoghi cinematografici, ma perché più semplicemente erano dialoghi reali tra persone reali.
Molto esplicito sul nudo e sulle scene di sesso, ma mai volgare.
il film si svolge in una giornata di inizio estate che i personaggi trascorrono al mare (in una spiaggia vicino a torvajanica). Seguiamo la storia di un uomo napoletano, un po' schivo, dai modi molto diretti, con un corpo da bronzo di Riace che incontra alcune giovani donne, accompagnate a loro volta da un professore intellettualoide e da un amico un po' ammaliatore.
Nella primissima scena del film scopriamo che il protagonista è gay e che vorrebbe semplicemente passare una giornata solo e tranquillo. Ma viene subito coinvolto da questo gruppo di donne nella loro compagnia e con lo scorrere delle ore (mostrato semplicemente con la differente luce del paesaggio) si dipanano le storie, passate e presenti, in particolare del protagonista e di Daniela, la "zitella" delle tre donne (anch'ella con un corpo perfetto, scolpito e un po' androgino).
La regia appare talmente sobria e silenziosa da confondersi con una pura registrazione di un giorno d'estate sulla spiaggia. E allora risaltano i dettagli più quotidiani, il caffé nel thermos, alcune attrici con un po' di cellulite, le riviste da sotto-l'ombrellone vagamente idiote e le parlate regionali degli attori, non ostentate né enfatizzate.
La novità più divertente di questo finesettimana è il dvd della prima serie di Boris, consigliato da un amico che di risate se ne intende. è una sit-com geniale dove una sciaguratissima troupe televisiva italiana deve girare una fiction all'italiana di serie Z come quelle che raiuno, retequattro e canale 5 amano tanto. direi che l'estetica che sta dietro alla regia di questo tipo di fiction italiane è riassunta lapidariamente bene dalle parole del regista: "alla cazzo di cane". In 24 ore abbiamo visto praticamente tutto il dvd della prima serie, ha un effetto stupefacente, ma anche un po' deprimente quando alla tv su raiuno si vede pippo baudo che presenta il nuovo film di massimo boldi "la fidanzata di papà" come fosse Fellini.
Ovviamente dal novero delle fiction di serie Z sono esclusi capolavori come "Il commissario Montalbano" o, a un livello secondo me inferiore ma comunque gradevole, "L'avvocato Guerrieri".
Ieri sera al cinema ho visto "La Banda Baader Meinhof". 2 ore e mezzo di bombe, omicidi e crisi esistenziali: non è decisamente un film di evasione. L'ho trovato di un'attualità sconcertante, penso alle prime scene dove personaggi non meglio precisati caricano, feriscono e uccidono studenti dimostranti e la polizia subito fa finta di non vedere, poi si aggrega ai picchiatori in giacca e cravatta.
Quel film mi ha ricordato ancora una volta che le folle acclamanti mi fanno paura e che in questo periodo il concetto di libertà si sovrappone troppo pericolosamente con quello di libertà di annuire, di piegare il capo con un gesto d'istinto.
Una madre che abbandona le due figlie piccole per la causa della lotta armata, famiglie lacerate, per la semplice appartenenza dei suoi componenti a generazioni diverse. La difesa dei diritti dell'umanità fatta con il mitra, e la rivendicazioen della democrazia con i carri armati.
E ancora una volta è rappresentata l'impossibilità di fare storia del tutto, come ben sappiamo anche riguardo alla storia di'Italia de dopoguerra. Forse non arriveremo mai alla conoscenza esatta di quei fatti necessaria per guardarli con distacco e giudicarli come passati del tutto.
Ieri sera al cinema ho visto "il pranzo di ferragosto", di Matteo Garrone. Un film davvero notevole. Breve, immagino abbastanza low-budget, apparentemente leggero. Bravissimi tutti gli attori, in particolare le quattro signore anziane, che se ho capito bene non sono attrici professioniste. Forse è la prima volta che in un film italiano vedo ritratta la nuova povertà della gente, intendo proprio le condizioni economiche degli ultimi due o tre anni. E non è presentata come qualcosa di sensazionale, semplicemente è data per scontata. Il tema della solitudine degli anziani è trattato facendo ridere lo spettatore, ma anche con profondo rispetto. E poi c'è Roma e ci sono i romani, ritratti secondo me con grande schiettezza.
"Giorni e nuvole"
"Sottopaga non si paga"
"L'età barbarica"
tre opere sul presente, le sue difficoltà che parodiano e amplificano quelle di trent'anni fa, l'alienazione della normalità, la risata che scopre il dolore e il terrore del futuro. Nel primo (film di Soldini con Margherita Buy e Antonio Albanese) si esce dal cinema desiderando follemente un tg di emilio fede che dica che va tutto bene. Dal secondo (opera teatrale di Dario Fo degli anni 70 riproposta da Marina Massironi e Antonio Catania) si esce un po' provati (due ore e mezzo passate quasi tutte a ridere) , con un nodo in gola (almeno questo è stato ciò che ho provato io), un po' di mal di mare, perchè i risvolti assurdi e grotteschi della storia mettono a nudo un pessimismo onnicomprensivo. Dopo il terzo (film di Denys Arcand) mi è sembrato di avere risfogliato di sfuggita qualche pagina di 1984, anche se coccolati dalla musica da camera. Sempre la modernità, questa volta accompagnata dalla fragilità del passato. Cito una battuta della moglie del protagonista (il quale non riesce a comunicare con lei) "Ma insomma cosa vuoi di più? Vogliono il matrimonio, mi sono sposata; bisogna procreare, ho fatto due figlie; bisogna fare carriera? sono il terzo agente immobiliare del canada speciaizzato in zone periferiche; bisogna tenersi in forma? faccio due ore di palestra ogni due giorni; cosa vuoi ancora? sesso? Ma se sei tu che non ti fai mai avanti!". La sigla finale è una natura morta con limoni e mele.
ok, ho bisogno imprescindibile di almeno tre film che abbiano o Bruce Willis o Jackie Chan o Kurt Russel, che siano sparatutto con tanti inseguimenti tante macchine distrutte tanta ignoranza dei protagonisti (ma devono fare i fichi) odore di sudore canotte anni 80 senza maniche e peli delle ascelle e del petto di fuori.
Ieri sera ho rivisto "Don Camillo e l'onorevole Peppone", un autentico capolavoro. Non c'è un fotogramma che non sia un'icona, ognuno di essi è una fotografia dell'Italia. Il film è un'opera schietta sulla tolleranza, un omaggio alla tolleranza. In questi tempi di difficile convivenza tra gruppi etnici e religiosi diversi è un antidoto contro le formulette "per me siamo tutti uguali ma..." che si sentono troppo spesso nei telegiornali, ormai ridotti ad adattamenti televisivi di chiacchiere da parrucchiera. Rispetto al revisionismo tanto in voga, che nelle persone si traduce in una totale amnesia della storia, devo dire che sentire Peppone e Don Camillo che conversano con grandissima naturalezza della Resistenza fa veramente un certo effetto.
C'è un'unica nota negativa della visione del film di ieri sera: essendo su rete 4, è stato funestato da quantità di pubblicità intollerabili. Ma queste mi hanno suggerito un'idea: scegliere periodicamente la pubblicità che mi è sembrata più assurda e trash e riportarla scritta qua. La scelta non poteva che cadere su quella del presepe di natale con uscite settimanali: (non ricordo esattamente, appena la rivedo correggo il testo):
"l'incanto del natale, la magia dell'attesa [...] il preseps che hai sempre sognato in uscita in edicola. questa settimana san giuseppe" Non male eh? (ho scelto appositamente di non usare nessuna maiuscola perché sarebbero sprecate). I commenti si sprecano, ma purtroppo adesso devo rimettermi a lavorare. Dico solo che questa è trash sia per il prodotto (il presepe in uscita in edicola è assurdo come chiamare un bambino Sony [tenete presente che non sono in nessun modo religiosa] ), sia per il testo . Fatemi sapere cosa pensate di questa pubblicità. Un giorno si potrebbe redigere una classifica di quelle più trash.