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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcune delle immagini contenute sono prese dal web. Per qualsiasi problema fatemi sapere e verranno rimosse.
Some images are taken from the web. For any problem about this, let me know and the images will be removed
giovedì, 25 settembre 2008

Napalm

Ho deciso quale sarà il mio prossimo hobby: voglio fare esplodere cose. Non prendetemi subito per terrorista: intendo fare esplodere cose non più ricicabili in mezzo a spazi ampi e deserti così non faccio nessun danno. Voglio farlo per sfogare il mio continuo stress, l'ansia e distruggere simbolicamente il caos informe che producono a roma ogni giorno (per roma intendo tutta la politica italiana in senso lato [ho appena visto la russa in tv]). E se mai riuscirò a concludere il lavoro che sto facendo inscatolandolo in un  articolo assolutamente trascurabile, ne voglio stampare centinaia di copie, riempirle di esplosivo e sentirle urlare mentre vengono lacerate dalla deflagrazione, mentre mi godo la vista e il calore del fuoco e vederle scarventate lontano, distrutte, morenti. A disintegrarsi e a bruciare avidamente insieme alla carta voglio che siano l'angoscia, la sorda e opprimente sensazione di ignoranza incurabile, il rigetto profondo per lo stesso fottuto argomento su cui lavoro da dieci mesi, il dubbio costante e affilato di essere nel posto sbagliato a fare cose sbagliate e lo spettro dell'inadeguatezza che mi si è appiccicato addosso come un'ombra. 
Questa è il mio bilancio di emozioni dopo un anno di lavoro di  ricerca.


esplosione

postato da: ridarella alle ore 21:25 | link | commenti (1)
categorie: phd , sguardo dentro
giovedì, 14 agosto 2008

My mood



Questa è la colonna sonora di questi giorni e un buon auspicio per il lungo viaggio della settimana prossima. Sei pronto carissimo compagno di viaggio?
Già che ci sono vi faccio vedere una foto che ho fatto ieri.


DSCF3473
 

postato da: ridarella alle ore 19:04 | link | commenti
categorie: viaggi, emilia, sguardo dentro
venerdì, 23 maggio 2008

Pomeriggio

Non c'è rimasto nessuno qui a trieste, fino a domani a pranzo sarò da sola. Questa prospettiva mi toglie la concentrazione e la voglia di lavorare, pur sapendo che avrei molte cose da fare. In più il mio umore è in questo momento estremamente fragile perché ho dormito solo 5 ore e anche ascoltare una canzone sbagliata può farmi quasi piangere. Non devo pensare troppo, devo cercare luoghi pacifici nella mia mente, devo impedirmi di farmi domande, devo dormire.

postato da: ridarella alle ore 16:49 | link | commenti (1)
categorie: sguardo dentro
giovedì, 17 gennaio 2008

ossigeno azoto anidride carbonica

CO2

ieri sera il tg2 ha dedicato un servizo di cinque minuti alla love story tra mastella e sua moglie. credo che non guarderò più il tg2.

in questi giorni guardare i telegiornali è a dir poco nauseante.


N2
Fortunatamente si può spegnere la tv e guardarsi intorno

O2

Momento di serena lucidità (anche se ho un po' sonno dato che sono andata a letto all'una e mezza)

postato da: ridarella alle ore 13:29 | link | commenti
categorie: sguardo dentro, sguardo fuori
lunedì, 03 dicembre 2007

ci risiamo

troppo spesso succede. maledette crisi di panico da ignoranza. è mai possibile che un giorno sì un giorno no devo sempre stare male per il lavoro che faccio? è terribile, arrampicarsi su pareti impervie e poi bum, si perde l'appiglio e si rimane attaccati solo alla corda (perdonatemi non so il linguaggio tecnico dell'arrampicata) e all'imbragatura. e nella caduta si sbatte dolorosamente contro la roccia. Adesso sto così: attaccata alla fune penzolante dalla parete, con le ferite della caduta, una crisi ipoglicemica e la pressione 90 su 50. E i compagni di cordata sono già in cima e tu ti devi arrangiare. Voglio della cioccolata.
insomma devo resettare ai libri di meccanica quantistica, che umiliazione.

postato da: ridarella alle ore 13:33 | link | commenti
categorie: phd , sguardo dentro
venerdì, 16 novembre 2007

pisa

Trasferta a Pisa I
La quiete prima della tempesta
Sto scrivendo questo post in due puntate. Sono le 23.08 di mercoledì 14 novembre e domani sarà una giornata molto difficile e molto importante per il lavoro. Sono a Pisa. Ho la sensazione che si concluderà in una tragedia, ma vedremo.
Pisa mi ricorda Bologna, sarà che pullula di studenti, saranno le strade strette, le opere d'arte ad ogni angolo, le facce estasiate degli stranieri e le tante lingue che sento parlare. Il primo odore che ho sentito è stato quello di incenso, ci sono tanti, soprattutto africani, che ne vendono per strada. E poi un'aria accogliente (anche se un po' umida), locali dovunque, tra ristoranti e posti meno formali tipo kebab e pizze al taglio.
Stasera ho cenato in un ristorante qua vicino e poi ho fatto un giretto per la città. Crostini e spaghetti allo scoglio.
Peccato che non abbia mai una macchina fotografica quando serve, l'Arno che si insinua nella città lo scatterò un'altra volta. Un ragazzo (credo, ma non sono sicura, aveva la testa chinata) che scrive su un quaderno quando c'è già buio seduto sulle scalinate della chiesta a destra della scuola normale, la targa con scritto “cenacolo dei cavalieri” in penombra, il cartello della stazione di Fucecchio, il paese di Idro Montanelli, i panni stesi in un palazzo un po' decadente qua di fianco, le bancarelle con la frutta e la verdura in Piazza delle Vettovaglie alle nove di sera, via delle Belle Donne e via delle Donzelle, un'altra via Carducci. Come quando si cammina a Bologna, i portici accolgono maternamente qualunque passante. Ho un bel rapporto con i portici: non importa quanto freddo ci sia fuori o che stia piovendo o ci sia la nebbia, la prima immagine che ho di una camminata sotto i portici ha la temperatura piacevole dell'autunno, l'ora del buio, l'odore di cibo  e i volti sereni della sera.
Sono le 23.24, è ora di andare a dormire, domani è una giornata importante, la prima di due prove cruciali.

Trasferta a Pisa II
Vuoto

Ieri sera, 15 novembre 2007.
è stata una giornata lunga, sono esausta. Per il lavoro non è andata né male né bene, il fatto positivo è che finalmente si è cominciato a parlare di una nuova fase, creativa finalmente.
Dopo il sollievo di una telefonata di almeno mezz'ora ho fame e ho voglia di pizza. L'esperienza della sera precedente mi suggerisce di portarmi un libro da leggere durante la cena, non riesco a guardarmi semplicemente intorno quando mangio sola al ristorante, la cosa buffa è che vicino al mio ci sono due tavoli, in ognuno un cenatore solitario: un ragazzo che legge “l'Internazionale”, una ragazza che continua a guardarsi intorno imbarazzata.
Sto camminando sotto ai portici di Borgo Stretto, c'è vento freddo, ho il cappello calato che si appoggia sulla montatura degli occhiali, le spalle strette, la mani in tasca, di là dalla strada un ragazzo sta suonando la chitarra. Cammino dritta, per stasera ho una destinazione, tornare a vedere la Torre, dopo chissà quanti anni in chissà quale gita scolastica. Passi che tradiscono i miei pensieri, i passanti probabilmente vedono i balloon uscire dalla mia testa, anche se forse non leggono quello che c'è scritto. Cammino non triste non contenta, una surreale quiete galleggia sul vuoto che mi hanno lasciato questi giorni. E la vedo la Torre, è piccola piccola, la ricordavo svettante, mi colpisce il bianco dei monumenti della piazza, assaporo la sensazione della piazza senza turisti, solo studenti in bicicletta. Cammino fino alle mura, non voglio girarmi finchè non vedo tutti i bianchi edifici in un'unica occhiata. Alla mia destra ci sono tutti i capannotti di legno chiusi, di giorno sono negozi di souvenir e cartoline. Penso che sto vedendo la Torre fuori dai suoi orari di lavoro, è gentile a farsi guardare anche se non sono né un turista né un pisano, fuori dagli orari delle bancarelle. Ripercorro la strada all'indietro, passando vicino ad alcuni edifici dell'università. Sento della musica e guardo alla mia destra, una piacevole sorpresa. In un'aula credo della facoltà di medicina si stanno svolgendo le prove di un coro gospel, stanno cantando la versione della salve regina che c'è alla fine del primo fim di sister act. A piccole dosi il gospel mi piace, sono quasi tentata di entrare (la porta è aperta) e starli ad ascoltare.

Ritorno (sul treno)

Ieri sera avrei fotografato i capannotti chiusi di piazza dei miracoli, qualche viuzza stretta, uno scorcio della porta dalla quale si vedeva il coro, un dettaglio dei movimenti all'unisono dei cantanti, i titoli della locandina de “Il Tirreno” davanti all'edicola stamattina.

Ora ascolto “Concerto Grosso” dei New Trolls finché non finisce la batteria del computer, oppure arrivo a reggio.

postato da: ridarella alle ore 15:43 | link | commenti
categorie: phd , sguardo dentro, sguardo fuori
lunedì, 12 novembre 2007

allora

MONTE CANINO

"Non ti ricordi quel mese d’Aprile,
quel lungo treno che andava al confine.
Che trasportavano migliaia degli alpini:
su, su correte: è l’ora di partir!
Che trasportavano migliaia degli alpini:
su, su correte: è l’ora di partir!

Dopo tre giorni di strada ferrata,
ed altri due di lungo cammino,
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar...
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar..

Se avete fame guardate lontano,
se avete sete la tazza alla mano.
Se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà.
Se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà.

Non pù coperte lenzuola pulite.
Non più il sapore dei caldi tuoi baci.
Solo si sentono gli uccelli rapaci,
tra la tormenta e il rombo del cannon.
Solo si sentono gli uccelli rapaci
ma la tormenta e il rombo del cannoni
"

Migliaia di uomini hanno marciato sapendo di andare a morte certa. Dovremmo avere paura di marciare nel dubbio?

postato da: ridarella alle ore 09:50 | link | commenti (1)
categorie: sguardo dentro
domenica, 11 novembre 2007

una città

070531_Kobe_earthquake

postato da: ridarella alle ore 23:38 | link | commenti (2)
categorie: sguardo dentro
sabato, 03 novembre 2007

emilia di novembre

quest'anno i colori mi stupiscono, l'inverno è poco più avanti con il suo sacco di rituali, l'odore di clementine e tonnellate di foglie per terra. l'inverno è portatore di certezze, il freddo umido e pungente dell'ingresso del sottopassaggio dietro alla stazione di modena, la consapevolezza che fino alla prossima estate la vita si srotolerà ciclicamente secondo un ritmo noto, con il suo bilancio traballante di soddisfazioni e angosce. Per arrivare all'estate basterebbe chiudere gli occhi, e meccanicamente assecondare il quotidiano, se non fosse che ci sono i momenti di riposo e il pensiero e la riflessione che rendono tutto quel tempo vissuto.




DSCF2386

In questo luogo intangibile che è il web, sento il dovere di rivolgere un pensiero a un grandissimo italiano, che di inverni ne ha visti 87, Enzo Biagi. Pare che sia in gravi condizioni. Un piccolo gigante di dignità e di fermezza, che ha affrontato con la testa alta la più grave ingiuria che un giornalista possa ricevere, la censura. Non solo per il fatto in sè, ma soprattutto perché per lui deve essere stato come rivivere l'incubo  della dittatura. Deve essere agghiacciante per chi l'ha vissuta la sensazione che il monito della storia di sessant'anni fa, con il suo carico di morte e dolore, non riesca ad arrivare a due, tre generazioni dopo.

dimenticavo: consiglio per gli acquisti. Ho letto un bellissimo libro che si chiama "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer

postato da: ridarella alle ore 11:10 | link | commenti (2)
categorie: emilia, sguardo dentro
lunedì, 08 ottobre 2007

emiliamente d'ottobre

Questo post sarà un po' strano. Lo sto scrivendo off line nell'ennessimo viaggio settimanale da casa a Trieste. Sono sull'ultimo treno (ve-ts) e sono le 19.31.
Bizzarro finesettimana. Stamattina ero a casa da sola, esattamente come sarebbe successo a Trieste.
Ieri ha diluviato tutto il pomeriggio, la sera è stata una perfetta rappresentante dell'autunno. Stamattina la luce era abbagliante, il cielo popolato da nuvole bianche e ciccione, per nulla pericolose. 
E ho fotografato la mia anima  e l'autunno. In maniche corte, l'aria pulitissima dalla pioggia di ieri, l'odore e il suono della campagna. I campi sono stati arati, dove c'era prato c'è terra mossa, diligentemente preparata a dare alla luce un altro raccolto di erba o grano. La terra è pronta per una nuova sfida, un nuovo inverno. Ogni giorno mi sembra un inizio, un momento per i buoni propositi e per un bilancio di ciò che ho alle spalle. E la natura d'autunno asseconda questo umore.
autunnoLa mia terra ho cominciato ad amarla quando  lì ho trovato qualcuno da amare e quella stessa terra ne è diventata metafora. Ho passato l'infanzia e l'adolescenza a desiderare di scappare, con la certezza incrollabile che avrei voluto il mio futuro altrove. Ora vedo ciò che di buono mi ha donato, ora certi momenti, prima immersi nel mare di ricordi, affiorano e brillano al sole. Mia nonna che mi insegna a fare la sfoglia dandomi un uovo da impastare, mentre lei ne impastava venti, avrò avuto cinque anni.
autunno 2Comincio a pensare che in questi due anni non mi abituerò mai alla partenza, mai alla distanza. Ogni viaggio di ritorno la mia mente cerca di sottrarsi alla malinconia, al dolce dolore della separazione. Però quando questi due anni finiranno dire loro addio sarà un giorno di lacrime, e tuttavia un ricordo sorridente.
autunno 3

postato da: ridarella alle ore 09:06 | link | commenti (2)
categorie: emilia, sguardo dentro