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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcune delle immagini contenute sono prese dal web. Per qualsiasi problema fatemi sapere e verranno rimosse.
Some images are taken from the web. For any problem about this, let me know and the images will be removed
lunedì, 07 dicembre 2009

Deep purple

Sabato sono stata a Roma a partecipare al NoB Day. L'ho fatto per due ragioni: primo perché ho condiviso l'appello degli organizzatori e secondo perché volevo vedere con i miei occhi come sarebbe stata e verificare quanto i media l'avrebbero eventualmente mistificata. Sono andata con i Grilli Reggiani: siamo partiti con due pullman alle 6.00 del mattino dallo Stadio Giglio. Primo dato che mi ha colpito: due pullman pieni a larghissima maggioranza di giovani. Di più: dietro di me c'era una famiglia con un bambino di tre anni. Non ho potuto fare a meno di sentire parte della loro conversazione ed entrambi i genitori mi sembravano seriamente preoccupati ma anche impegnati e sensibili a
molti dei temi sollevati da Beppe Grillo.
Arrivati in piazza della Repubblica verso l'una, un'ora primadell'inizio ufficiale del corteo, sono rimasta sorpresa
dalla poca gente che c'era, che aumentava molto lentamente con il tempo. Il corteo è partito alle 15.00 invece che alle 14.00 e pure a quell'ora la piazza non era piena. Non nascondo la delusione che ho sentito in quel momento. Una fauna variegata, da gente che come me era la prima volta che andava a una manifestaziona e si limitava a
indossare simbolicamente qualcosa di viola, agli habitué dellemanifestazioni, ai nostalgici comunisti al limite  un po' fanatici che andavano in giro con slogan tipo "cacciamo il fascista" e l'immagine di Berlusconi affiancata da quella di Mussolini. E poi giovani (la stragrande maggioranza), bambini, gente che suonava (una banda da strada
che suonava un arrangiamento per fiati e ottoni di Gianna di Rino Gaetano), giocolieri, ma anche persone all'apparenza "insospettabili": giacca e cravatta e immagine più da impiegato della City che da dimostrante. Tre i colori del corteo: viola, il colore ufficiale della manifestazione, bianco, le bandiere dell'Italia dei Valori, e infine
rosso.  Qua apro una piccola parentesi: ho perso il conto dei nomi di partiti e partitelli che comparivano sulle varie
bandiere rosse con la falce e il martello. Questo mi ha fatto riflettere su quanti voti la "sinistra radicale" stia buttando al vento nell'essere così frammentata. Nel mucchio c'era anche un uomo che sventolava una bandiera del vecchio PC. Crisi d'identità profonda. Per dovere di cronaca ho visto anche qualche rara bandiera
del PD.
 
mafalda
foo
Buffamente, o forse neanche troppo, mentre eravamo lì a manifestare in nome della legalità, della trasparenza e altri massimi sistemi, c'era chi vendeva pashimine viola prendendole da un enorme sacchetto della spesa, chi cravatte viola, chi fischietti, che alle 13.00 costavano un euro l'uno e alle 15.00 già c'era l'offerta due fischietti un euro, il tutto con la massima abusiva scioltezza.
(Sorvolo su tutta la canna passiva che ho respirato).
Ma a parte gli aneddoti devo dire che il corteo è stato assoutamente pacifico, al limite del sonnolento a tratti. Ci sarebbe stato il tempo di fare spese, non so, regali di Natale, e riaccodarsi al corteo. Una tranquilla passeggiata
per le vie di Roma chiuse al traffico, dove si stava piuttosto larghi. Ho fatto tutto il percorso del corteo sempre con la delusione di vedere attorno a me poca gente, molta meno di quella che mi aspettavo: grande è stata la mia sorrpresa
nell'arrivare in piazza S.Giovanni e nel trovarla gremita! Pienissima: non sapevo che la maggior parte della gente era andata direttamente in piazza. Così, a spanne, faccio la mia stima anch'io: qualche centinaio di migliaia di persone (non saprei se più verso 200000 o mezzo milione).
Sono arrivata puntuale per ascoltare gli interventi che attendevo di più: quello di Dario Fo e Franca Rame, e quello di Moni Ovadia, dei quali riporto il video (li trovate tutti sul sito di Micromega). Mi dispiace di non essere arrivata in tempo per quello di Salvatore Borsellino, che ho ascoltato oggi, lacerante, drammatico, fiero. 





Il momento per me più emozionante è stata la frase di Dario Fo  riferita ai giovani che
(come me, tra l'altro) stanno seriamente valutando se andarsene oppure se ne sono già andati:  "Metti giù la valigia, stai qua!" e poi, non ricordo se lui o Franca Rame, hanno urlato "Che se ne vadano loro!" E ho avuto finalmente un'immagine chiara di questa Italia: uno Stato Terminale.
Terminale nel senso di malato incurabile che aspetta solo di morire tra i dolori più atroci, e vi dico anche malato di cosa: cancro, cancro negli organi vitali. Cosa si fa in medicina quando un organo ha un cancro? Si cerca in tutti i modi di debellare le cellule degenerate, che rischiano di contagiare anche le altre, e al contempo si cerca di proteggere tutto ciò che è ancora sano. Ecco l'Italia che fa: ha il fegato in metastasi e amputa un piede sano, ha lo stomaco distrutto e si taglia le mani, non solo perfettamente sane, ma che suonano il pianoforte, dipingono, cucinano,accarezzano. Questo succede agli italiani che chiedono di essere cittadini, che lavorano, che imparano. Amputati. E il cancro rimane lì dov'è, nel palazzi del potere (anche a livello locale purtroppo, il Parlamento da solo non basta), a condannare a morte il resto. Non tacciatemi di qualunquismo: la gente davvero perde il lavoro,
davvero noi giovani siamo costretti a valutare seriamente se andarcene, tanto più quanto più siamo qualificati. Davvero io non riesco a immaginare il futuro di questo mio Paese se non in discesa.
notte



postato da: ridarella alle ore 23:15 | link | commenti (2)
categorie: storia
domenica, 25 ottobre 2009

Una molletta verde

Ho fatto la mia buona anzione quotidiana: ho votato alle primarie del PD. L'ho fatto da elettore potenziale, perché finora il PD mi ha ispirato troppo poca fiducia per avere il mio voto. Ho votato  perché se un giorno volessi votarlo vorrei che fosse un po' più come piace a me, cioè laico. E perché se tante persone dimostrano interesse, anche se solo potenziale, verso questo ectoplasma di partito di sinistra (anche se secondo Rutelli non si deve dire che il PD è di sinistra, lo ha detto qualche giorno fa da Corradino Mineo al Caffè di Rainews24), può comunque essere un segnale che non tutti gli italiani sostengono la maggioranza di governo.
Rimangono comunque tutte lì le mie forti perplessità sul PD, dal non essere allo stato attuale un partito laico, agli ammiccamenti imbarazzanti all'Udc, all'irresponsabilità di fronte agli elettori che si è manifestata tra l'altro nell'assenza in Parlamento durante la votazione sullo scudo fiscale, alla logica clientelare di cui si nutre a tutti i livelli, all'indifferenza alle vicende del Paese nel periodo pre-primarie perché tutti quanti nel PD erano troppo presi nel gioco di strategia dei voti, all'autorefenzialità, all'assurda volontà di veltroniana memoria di dialogare con chi spara a zero sulla democrazia, all'assenza di una voce comune su troppe questioni, alla litigiosità cronica. Insomma prima che ottengano il mio voto alle elezioni vere c'è ancora molta strada da fare.

postato da: ridarella alle ore 18:32 | link | commenti (1)
categorie: storia
mercoledì, 07 ottobre 2009

E intanto:

HANNO BOCCIATO IL LODO ALFANO!!!!

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.


VATTENE!

postato da: ridarella alle ore 18:37 | link | commenti (1)
categorie: storia
lunedì, 08 giugno 2009

AAA sinistra di governo cercasi

Prima di tutto un sospiro di sollievo: il Pdl non ha ottenuto un risultato plebiscitario. E questo in linea di principio sarebbe un buon inizio, se avessimo un'opposizione vera. Ma è noto che, appena la cosa Berlusconi (geniale definizione di José Saramago) dà segni di difficoltà, la sinistra crede di essere la Croce Rossa e quindi, dovendo curare tutti per forza, non si limita a soccorrere ma addirittura resuscita la destra più forte di prima.
Non è che qualche paese europeo ha una sinistra di seconda mano da prestarci?
Un altro commento: non mi spiego come una donna possa votare il Pdl, sinceramente, sarò un po' stupida ma non ci arrivo. Berlusconi ha dimostrato di avere lo stesso rispetto per la dignità delle donne del più fondamentalista degli integralisti islamici, ma questo le donne le nasconde dietro un burqa nero, quello le preferisce nude.

postato da: ridarella alle ore 11:32 | link | commenti (2)
categorie: storia, sguardo fuori
domenica, 26 aprile 2009

25 aprile alla Risiera di S. Sabba

ris3

"Hanno tentato in tutti i modi di nasconderla con altre cose di pari bruttezza, ma la cicatrice non si è fatta intimidire. Eccola lì che sporge sulla strada, coi mattoni rossi e l'apertura,- splendida, insuturabile - del corridoio di cemento . Monumentalizzare la cicatrice, è stata questa l'idea che ha reso la Risiera di San Sabba, prima ancora che scrigno sacro del dolore e della memoria, la più bella opera d'arte della città.
La Risiera era nata nel 1913 come stabilimento per la pilatura - trattavano il riso, qui dentro, prima di bruciare le persone. Con i nazisti diventò inizialmente campo di prigionia per i soldati italiani  catturati dopo l'8 settembre, poi campo di dentenzione e polizia (Polizeihaftlager) destinato allo smistamento degli ebrei deportati in Germania e in Polonia, infine vero e proprio campo di sterminio di partigiani e detenuti politici italiani, sloveni e croati.
Nel forno crematorio di San Sabba sono finiti tra i quattromila e i cinquemila esseri umani. Pochi, rispetto alle capacità produttive di Auschwitz, ma abbastanza per fare di questo posto l'unico campo di sterminio in territorio italiano. I tedeschi scelsero Trieste perché sapevano di potere contare su una regione, quella del Friuli Venezia Giulia, dove meglio avevano attecchito gli ideali fascisti e le leggi razziali.
[...]
Due metri per due metri per un metro. La porta di legno, con una fessura che veniva aperta mezzora al giorno. Due tavolazzi che occupano tre quarti dello spazio e che di fatto costringevano i detenuti a stare sempre distesi. Scavalco il cordone, mi chiudo dentro il loculo, reagendo all'impennata del cuore con un bel respiro. Annuso l'umidità, il buio. Vicino l'istinto e mi stendo sul tavolazzo di sotto, appoggio la schiena sopra la schiena dei suppliziati. Conto fino a dieci cercando di non pensare ad altro che alla fidata successione dei numeri e poi sguscio fuori con la gioia della luce che mi scoppia nel cervello. Sulla porta della sala - solo ora me ne accorgo - c'è un custode che mi osserva. Non mi sgrida, non  mi dice niente, mi guarda come se avesse capito. Io continuo a camminare, con il sole che è tornato a carezzarmi, ad abbracciarmi.
[...]
Chi entrava in quelle cellette sapeva che non sarebbe partito per nessun'altra destinazione - niente Auschwitz, niente Dachau-, sapeva che lo avrebbero finito con un colpo di mazza di ferro e buttato nel fuoco. Era un sapere difficile da sostenere, eppure poteva passare anche molto tempo prima di potersene liberare. C'è gente che è rimasta per sei mesi lì dentro, con la morte seduta sul petto. [...]
"
Mauro Covacich, da "Trieste sottosopra" Laterza, 2008 (Stralci da "La Risiera di San Sabba. VIsita a un forno crematorio")


ris1

25 aprile celebrato alla Risiera di San Sabba. Cerimonia di un'ora. Per la prima volta ho toccato con mano la natura multietnica di questa città, per la prima volta ho sentito parlare sloveno come una lingua alla pari dell'italiano nella lettura di diari di deportati, nei discorsi delle autorità, nei canti partigiani, nei riti religiosi. Devo dire che, oltre al luogo, totalmente assurdo, domato ma non del tutto dalla bruttezza del quartiere periferico che lo circonda, sono stata colpita dai riti religiosi. Non hanno celebrato quello ebraico per rispetto al Sabato. Prima il vescovo di Trieste, in italiano e in sloveno e il pastore valdese luterano hanno pronunciato i loro brevi discorsi. Poi il serbo ortodosso e il greco orientale. In particolare il serbo ortodosso mi ha stupito: io non lo vedevo perché c'era un sacco di gente e non c'era un palco, sentivo solo la sua voce bassissima e profondissima che cantilenava in modo ipnotico in una lingua che non sono stata in grado di riconoscere.
In quel tempo mi sono resa conto che davvero Trieste è un confine, cosa che dopo due anni e mezzo non mi era ancora successa. La memoria trasmessa in tante lingue, la storia che si manifesta nella sua archittettura eterogenea, nella sua cucina austroungarica, ma anche nelle sue aberrazioni: nella stessa città ci sono un campo di sterminio nazista e una foiba.
La cerimonia si è conclusa ufficialmente con "Bella ciao", cantata dal coro partigiano e da tutti noi presenti.

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postato da: ridarella alle ore 16:26 | link | commenti (1)
categorie: storia
giovedì, 09 aprile 2009

Precarietà

La notizia del terremoto in Abruzzo mi riempie di angoscia. Mi ricorda che ciò ci circonda è fragile e in un momento a caso può scomparire. Deve essere terribile e indescrivibile il dolore di perdere persone care in questo modo, per un capriccio del caso. E in secondo luogo rendersi conto che ciò che si è faticato tanto a costruire, la casa, il lavoro, un equilibrio emotivamente stabile tra le varie istanze del quotidiano, gli oggetti che usiamo tutti i giorni, l'odore di casa propria, è andato irrimediabilmente distrutto in pochi secondi.
Quello che invece mi fa indignare è pensare che tante vite si potrebbero salvare, che questa strage, se non evitarla, si sarebbe potuta ridimensionare. Quando impareremo che abitiamo in un paese ad altissimo rischio sismico? Che invece di edificare a casaccio giusto per foraggiare i palazzinari bisognerebbe nel limite del possibile rendere più sicuri gli edifici già esistenti? Possibile che per il  rapporto irresponsabile che noi italiani abbiamo con le Regole debbano morire centinaia di persone? (Mi riferisco anche alle costanti morti sul lavoro).
In questo momento vorrei sapere come stanno gli abitanti delle zone terremotate dell'Umbria di qualche anno fa (tanto è labile  la mia memoria storica che non mi ricordo neanche l'anno), perché, passata l'emergenza, poi non se n'è più parlato. Mi chiedo: ce l'hanno fatta a riavere una casa, una vita normale?

postato da: ridarella alle ore 16:01 | link | commenti
categorie: storia
mercoledì, 18 marzo 2009

Gr..................!!!!!!!

Sono indecisa. Se commentare io direttamente le parole di Ratzinger o riportare l'opinione di uno stimato giornalista. Nel primo caso lo svantaggio è che potrei non riuscire a contenermi e versare addosso ai miei poveri lettori fiumi di parolacce. Il vantaggio è che se lo leggesse qualche porporato forse mi scomunicherebbe. Il che non mi dispiacerebbe affatto. Infatti vorrei sapere se esiste un atto formale riconosciuto dalla Chiesa con il quale uscire ufficialmente dalla Chiesa cattolica, sbattezzarsi, scomunicarsi, scresimarsi. Ora sono pronta a farlo, fino a qualche anno fa non lo ero.
Volendo essere estremamente sintetica posso usare un solo aggettivo per qualificare le parole di Ratzinger: criminali.
Comunque, dato che mi sta già salendo un'incazzatura fumante a pensare alle stronzate pronunciate in africa dal cattoboss-dei-cattoboss, riporto da voglioscendere il commento di Pino Corrias:
"
“Non usatelo, Dio non vuole”. Dio? Quanto vale quel dio e quanto valgono le parole di papa Ratzinger contro l’uso dei preservativi? Mille morti? Diecimila? E quanti futuri ammalati nel mattatoio Africa, un milione? Dieci milioni?
Ma in quale orribile Dio crede questo papa tedesco? Un Dio capace di barattare l’uso di un sacchetto di plastica (il terribile “preservativo”) con la sofferenza di donne, uomini, bambini disidratati dal male, uccisi lentamente, notte dopo notte, mese dopo mese, nei tuguri e nei cronicari, tra la polvere dei villaggi?

Il solo dio capace di tanta vanitosa crudeltà è l’uomo. Peggio ancora se bianco. E ricco. E padrone delle vite altrui. E servilmente servito, nutrito, riscaldato. E talmente tormentato dall’ossessione sessuale, di maschio padrone dei mostri notturni, da attribuirla alla propria proiezione celeste, come se da quella siderale distanza, un qualunque dio si chinasse a controllare, oltre ai sentimenti di uomini e donne, anche le tecniche dell’amore, le posizioni, le intenzioni, frugando tra le lenzuola fino all’ultima verifica, al confine tra i sommersi e i salvati: il lattice del preservativo.

E’ lo stesso dio dis/umano che permette la fame, la guerra, la malattia. L’infelicità dei nati storpi. Le multiple ignoranze e crudeltà che consentono di lapidare una donna, riabilitare un tale Williamson, il vescovo che se ne frega dell’Olocausto, e poi naturalmente di fulminare gli omosessuali, sterminare i miscredenti, bruciare, imprigionare, distruggere. Ma che trova sempre il tempo - tra le fiamme del mondo, quando viene sera - di scendere tra noi, controllare quel pezzetto di plastica (“guai a voi”), sfilarlo, e poi godersi le conseguenze, declinate in milioni di pianti e vite.

"

postato da: ridarella alle ore 19:06 | link | commenti
categorie: storia
lunedì, 02 marzo 2009

Intanto diffondo

Intervista a Gioacchino Genchi:

postato da: ridarella alle ore 13:59 | link | commenti
categorie: storia
domenica, 08 febbraio 2009

Violenza

Tentare di ignorare la decisione di più giudici cambiando frettolosamente la legge è una violenza alla separazione dei poteri e quindi alla democrazia.

Affermare di volere cambiare la Costituzione in modo autoritario è una violenza alla Costituzione, alla storia della Resistenza, alla Repubblica e alla democrazia.

Utilizzare la tragedia di una donna per contrabbandare ruffianamente il consenso e i voti dei cattolici è una violenza alla coerenza e alla democrazia.

Inteferire esplcitamente con le decisioni di uno stato straniero è una violenza alla sovranità di uno stato.

Vietare per legge di decidere sulla fine della propria vita è violenza alla libertà personale.

Affermare che una donna in stato vegetativo da 17 anni può ancora generare figli è una violenza alla dignità, all'intimità e all'intelligenza non solo di una, ma di tutte le donne.

Il mio paese fa violenza a tutti noi cittadini, prima di tutto nella persona del suo presidente del consiglio.

Con la sua umiltà e la sua determinazione nell'affrontare la sua tragedia familiare, Beppino Englaro impersona il rispetto per le leggi ed è un esempio di grande coraggio civile e storico nella ricerca della laicità dello Stato, della piena affermazione della libertà di religione e di decidere sulla propria esistenza.

postato da: ridarella alle ore 19:56 | link | commenti (3)
categorie: storia
lunedì, 26 gennaio 2009

Passo parola

Tutti i lunedì sera ascolto i Passaparola di Marco Travaglio. E a volte ho paura e disgusto del mio paese. Allora passo parola.


postato da: ridarella alle ore 21:27 | link | commenti (1)
categorie: storia