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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Alcune delle immagini contenute sono prese dal web. Per qualsiasi problema fatemi sapere e verranno rimosse.
Some images are taken from the web. For any problem about this, let me know and the images will be removed
domenica, 30 novembre 2008

Giù al nord - Né qui né altrove

Ieri sera c'è stata una cena molto particolare, nella quale ogni invitato era invitato a portare o da bere, o un cibo etnico della sua zona di provenienza. è stata un'esperienza eclettica: dall'Italia alla Turchia, dall'Uzbekistan alla Cina, dalla Colombia alla Croazia, dagli USA all'India e qualcuno forse l'ho dimenticato. Nella mia personale classifica ha vinto il riso con le carote e la carne preparato dal ragazzo uzbeko. Specifico che dire semplicemente "Italia" è riduttivo perché dovrei specificare ogni regione coinvolta e soprattutto nasconde la diatriba regionale sulla paternità della parmigiana di melanzane che ha occupato alcuni dei ragazzi-chef presenti.
E adesso un paio di storie.
Giù al nord
Film di Dany Boon del 2007. Piacevolissimo, divertente e originale. Narra di un direttore delle poste costretto a trasferirsi, invece che in Costa Azzurra come avrebbe desiderato, nel nord della Francia a Nord-Pas de Calais, a causa di un provvedimento disciplinare nei sui confronti. Peccato che nell'immaginario di tutti gli altri francesi, in particolare quelli del Sud, quella zona della Francia sia funestata da freddo polare tutto l'anno e sia abitata da gente strana, burbera, rozza e soprattutto dalla parlata incomprensibile, completamente diversa dal francese ufficiale, insomma un autentico inferno in terra francese. Il protagonista deve partire e, essendo la moglie depressa e perciò particolarmente sensibile ai cambiamenti radicali, la lascia a casa con il figlio. L'accoglienza per il protagonista non è delle più semplici, ma tempo pochi giorni e il problema diventa convincere la moglie che nonostante tutto il nord non è così male!
L'unico problema è che questo film andrebbe visto in lingua originale, perché è fondamentale il contrasto tra il francese "ufficiale" e il dialetto del nord. I traduttori hanno dovuto inventarsi una strana parlata italiana che per i primi minuti sembra del tutto artificiosa e sottrae lo spettatore all'atmosfera del luogo. Ma per la mia scarissima conoscenza del francese la versione originale sarebbe totalmente incomprensibile.
Un magnifico affresco di una zona  della Francia sconosciuta (a me ma credo anche a buona parte del pubblico) affascinante e vivibilissima.
Né qui né altrove
Ho letto l'ultimo libro di Gianrico Carofiglio, "Né qui né altrove, una notte a Bari", Laterza.Quando sono andata in libreria per comprarlo ho avuto qualche problema a trovarlo perché non mi aspettavo che fosse nella sezione "narrativa di viaggi". Che dire? Ho un rapporto particolare con i lavori di Carofiglio, è un autore che mi coinvolge ma che a volte mi lascia con una sensazione di imcompiutezza. Come con "Il passato è una terra straniera" e questo romanzo appunto. Entrambi i romanzi sono caratterizzati da un doppio piano narrativo: in  "Il passato è una terra straniera" troviamo due storie parallele mentre nel secondo, come suggerisce il titolo, c'è la descrizione-rievocazione di Bari tramite i ricordi del protagonista, sostenuta dalla narrazione dell'incontro di vecchi amici che dura un'intera notte, a Bari ovviamente. Non ho capito l'intento dell'autore, se semplicemente descrivere in modo romanzato la sua città e se raccontare a tutto tondo la storia dei personaggi. Quest'ultima sembra un pretesto e pure è ricca di spunti interessanti, che purtroppo vengono lasciati secondo me un po' in sospeso. Non ci è dato sapere se il protagonista sia più simile all'autore o al personaggio più famoso di Carofiglio, l'avvocato Guerrieri. Notevole il gioco di prospettiva creato con l'amico, Paolo, trasferitosi a Chicago. Carofiglio è riuscito comunque a incuriosirmi, non avevo idea di quanto fosse ricca la storia di Bari e, se mi capiterà di andarci, visiterò con piacere tutte le librerie descritte (quelle ancora esistenti ovviamente) e assaggerò la focaccia (togliendo le olive nere che non mi piacciono).

postato da: ridarella alle ore 16:55 | link | commenti (2)
categorie: libri, letture, film, storie, amici
sabato, 22 novembre 2008

Un altro pianeta

Sono tornata da Pisa, ancora viva.
Film visto a Pisa: "Un altro pianeta" di Stefano Tummolini. Leggo con sorpresa da mymovies che è stato prodotto con "980 euro di budget in tutto, auto-reperiti ed autogestiti".
81 minuti di narrazione spontanea e del tutto naturale. Più volte nella mia testa ho anticipato le battute successive in alcuni dialoghi, non perché appartenessero ai cliché dei dialoghi cinematografici, ma perché più semplicemente erano dialoghi reali tra persone reali.
Molto esplicito sul nudo e sulle scene di sesso, ma mai volgare.
il film si svolge in una giornata di inizio estate che i personaggi  trascorrono al mare (in una spiaggia vicino a torvajanica). Seguiamo la storia di un uomo napoletano, un po' schivo, dai modi molto diretti, con un corpo da bronzo di Riace che incontra alcune giovani donne, accompagnate a loro volta da un professore intellettualoide e da un amico un po' ammaliatore.
Nella primissima scena del film scopriamo che il protagonista è gay e che vorrebbe semplicemente passare una giornata solo e tranquillo. Ma viene subito coinvolto da questo gruppo di donne nella loro compagnia e con lo scorrere delle ore (mostrato semplicemente con la differente luce del paesaggio)  si dipanano le storie, passate e presenti, in particolare del protagonista e di Daniela, la "zitella" delle tre donne (anch'ella con un corpo perfetto, scolpito e un po' androgino).
La regia appare talmente sobria e silenziosa da confondersi con una pura registrazione di un giorno d'estate sulla spiaggia. E allora risaltano i dettagli più quotidiani, il caffé nel thermos, alcune attrici con un po' di cellulite, le riviste da sotto-l'ombrellone vagamente idiote e le parlate regionali degli attori, non ostentate né enfatizzate.

postato da: ridarella alle ore 22:06 | link | commenti (1)
categorie: film, storie
venerdì, 07 novembre 2008

La Banda Baader Meinhof

Ieri sera al cinema ho visto "La Banda Baader Meinhof". 2 ore e mezzo di bombe, omicidi e crisi esistenziali: non è decisamente un film di evasione. L'ho trovato di un'attualità sconcertante, penso alle prime scene dove personaggi non meglio precisati caricano, feriscono e uccidono studenti dimostranti e la polizia subito fa finta di non vedere, poi si aggrega ai picchiatori in giacca e cravatta.
Quel film mi ha ricordato ancora una volta che le folle acclamanti mi fanno paura e che in questo periodo il concetto di libertà si sovrappone troppo pericolosamente con quello di libertà di annuire, di piegare il capo con un gesto d'istinto.
Una madre che abbandona le due figlie piccole per la causa della lotta armata, famiglie lacerate, per la semplice appartenenza dei suoi componenti a generazioni diverse. La difesa dei diritti dell'umanità fatta con il mitra, e la rivendicazioen della democrazia con i carri armati.
E ancora una volta è rappresentata l'impossibilità di fare storia del tutto, come ben sappiamo anche riguardo alla storia di'Italia de dopoguerra. Forse non arriveremo mai alla conoscenza esatta di quei fatti necessaria per guardarli con distacco e giudicarli come passati del tutto.
 

postato da: ridarella alle ore 14:09 | link | commenti (2)
categorie: film, storie, storia
giovedì, 09 ottobre 2008

Il pranzo di ferragosto

Ieri sera al cinema ho visto "il pranzo di ferragosto", di Matteo Garrone. Un film davvero notevole. Breve, immagino abbastanza low-budget, apparentemente leggero. Bravissimi tutti gli attori, in particolare le quattro signore anziane, che se ho capito bene non sono attrici professioniste. Forse è la prima volta che in un film italiano vedo ritratta la nuova povertà della gente, intendo proprio le condizioni economiche degli ultimi due o tre anni. E non è presentata come qualcosa di sensazionale, semplicemente è data per scontata. Il tema della solitudine degli anziani è trattato facendo ridere lo spettatore, ma anche con profondo rispetto. E poi c'è Roma e ci sono i romani, ritratti secondo me con grande schiettezza.

postato da: ridarella alle ore 13:10 | link | commenti (4)
categorie: film, storie
mercoledì, 13 agosto 2008

Storie: Margherita Oggero

Rieccomi qua. Questa volta per parlare del libro "La collega tatuata" di Margherita Oggero. è un giallo ambientato ai giorni nostri a Torino. La protagonista è un'insegnate di lettere a un istituto tecnico, spostata con bambina, che, a mo' di Miss Marple piemontese, si interessa all'omicidio della sua collega Bianca de Lechantin e "affianca" alla sua maniera i poliziotti nella loro indagine. Durante la narrazione si susseguono sfumandosi a vicenda parti alla terza persona e quasi flussi di coscienza della protagonista. Il romanzo è pervaso dall'ironia leggera e penetrante della protagonista, che non nasconde una forte critica alla società. Per una volta l'investigatrice non è una donna sola/single/vedova/divorziata ma anzi possiamo seguirla in tutte le sue incombenze quotidiane di spesa, lavoro, andare a prendere la figlia al corso di inglese, battibecchi col marito. L'autrice ha scelto di mettere in secondo o terzo piano il dettaglio realistico e crudo sul delitto (le immagini sono quelle riportate dai giornali) e preferisce concentrarsi benevolmente sui pettegolezzi e i commenti acidi. I pensieri della protagonista sono trapuntati da citazioni letterarie, comprensibile deviazione professionale da prof.

postato da: ridarella alle ore 13:47 | link | commenti
categorie: libri, storie
domenica, 03 agosto 2008

Dimenticavo

Dimenticavo un consiglio per una lettura esilarante : "Whiskey sour" di J.A. Konrath. è un thriller poliziesco ironico e crudo che è impossibile mettere giù prima di averlo finito.

whiskeysour_konrath_350

postato da: ridarella alle ore 21:50 | link | commenti (2)
categorie: libri, storie
sabato, 19 luglio 2008

Storie: Pascal Mercier

Era un po' che non scrivevo di libri. Ho finito stamattina in treno "Treno di notte per Lisbona". Siamo a Berna, il protagonista è un professore di lettere antiche di mezza età, abitudinario e anche un po' secchione (si chiama Raimung Gregorius, soprannominato Mundus o "il papiro"). Ciò che mi ha convinto meno è stato l'inizio, a mio parere pretestuoso: l'incontro fortuito con una donna portoghese in procinto di buttarsi dal ponte di Kirchenfeld.  Questo evento scuote Mundus, che, dopo che la donna sparisce, trova in una libreria antiquaria un libro portoghese sconosciuto di un autore contemporaneo sconosciuto, Amadeu Inacio de Almeida Prado.
Dopo la lettura di poche pagine, trascinato da un'immedesimazione inattesa con l'autore, Mundus decide di partire per Lisbona alla ricerca dell'autore o almeno di persone che lo conoscano.

Superato questo incipit un po' forzato, il libro mi ha coinvolto e trasportato moltissimo. I protagonisti sono tanti, non solo Mundus e Prado, ma anche tutte le persone che il protagonista incontra nella sua ricerca. Protagoniste sono le emozioni, e la loro comunicazione: si intrecciano la scrittura, la poesia, ma anche il silenzio, sia come incapacità di parlare con l'altro, che come estrema affermazione di dignità, anche di fronte alla tortura imposta dalla dittatura. In un susseguirsi di laceranti riflessioni  di Amadeu, anche citate più volte, fluttuano immagini: gli scacchi, le tazze di tè rosso, l'azzurro, e poi i treni e i binari, e la Bibbia, l'insonnia, una mappa del cervello. Il libro trasmette a ogni pagine un amore profondissimo per la letteratura e per le lingue. E vediamo Mundus imparare un po' alla volta il portoghese, ci dice che quando guarda la tv non capisce tanto bene, e lo vediamo cimentarsi nelle sue prime parole in quella lingua. Mundus, così come anche Prado, ha un rapporto privilegiato con la Bibbia, vista come manifestazione massima di poesia, letta e ascoltata in ebraico, così com'è stata scritta. Ogni brano del libro di Prado (composto di memorie e riflessioni) comincia con il suo titolo, prima in portoghese, poi in italiano.
Il libro di Prado comincia così: "Delle mille esperienze che facciamo, riusciamo a tradurne in parola al massimo una, e anche questa solo per caso e senza l'accuratezza che meriterebbe."



postato da: ridarella alle ore 23:57 | link | commenti
categorie: libri, storie
lunedì, 07 luglio 2008

Ho incontrato un fisico

Ieri il mio ritorno qua è stato piuttosto problematico: una viaggio che avrebbe richiesto 4 ore, ne è durate 6 e  mezzo e sono arrivata con due ore e quaranta di ritardo in piena notte.
Ma per tanto disagio che può causare, il treno ogni tanto, inaspettamente, elargisce incontri unici. E il nostro scompartimento si è dimostrato essere abitato dall'improbabilità: oltre a me, c'erano due ragazzi e una donna. Uno dei due è allievo carabiniere, mentre l'altro, evento rarissimo, studente di psicologia dello sviluppo (laurea  statisticamente a forte maggioranza femminile), io, dottoranda in fisica e poi questa donna, mezza età. all'inizio sonneccchiante. Quando siamo rimaste io e lei mi chiede "allora tu fai il dottorato in fisica? Piacere, mi sono laureata in fisica trent'anni fa". Sono pochi gli srudenti di fisica, immensamente meno le donne. E da lì è cominciata una conversazione lunga 4 ore, nella quale mi ha raccontato la sua storia. Questa donna ha cominciato insegnando fisica alle superiori, come un sacco di professoresse, e poi, dopo tanti anni dedicati alla famiglia, ha deciso che poteva tornare alla sua vera passione, la fisica, a tempo pieno. Ora è una delle massime esperte di didattica della fisica. Mi hanno colpito il suo entusiamo, la sensazione che comunicava di amare "svisceratamente" e disinteressatamente la fisica e le persone, in particolare i ragazzi. Ho capito che, sebbene forse non sia aggiornata sugli ultimi physical review letters, questa donna ha maturato una conoscenza profonda, non solo nel formalismo, ma soprattutto nelle mani e nella creatività, della fisica di base. E sente l'esigenza di farla la fisica, inventando sempre nuovi esperimenti ed esperienze, e di divulgare oltre che i contenuti, anche l'insegnamento.
Era tanto che non incontravo un fisico.

ps: ho visto con piacere che su la7 è ricominciata "la valigia dei sogni"

postato da: ridarella alle ore 21:48 | link | commenti
categorie: viaggi, storie
giovedì, 19 giugno 2008

Post mentre cuoce la pasta

Libro che ho letto tra mercoledì sera e ieri: "L'amore e lo sghignazzo" di Dario Fo (Guanda). è un libro che contiene 4 racconti ambientati in vari periodi storici e un minisaggio su alcune abitudini, vizi e virtù degli antichi Greci che normalemente non vengono studiate a scuola.
Dei racconti i primi tre sono ambientati nel medioevo e vedono le donne ricoprire il ruolo centrale della storia, la terza  è ai giorni nostri e l'ultima nella Cina di inizio Novecento.
Ho approezzato il cambio di stile da un racconto all'altro (forma epistolare, narrazione al presente un po' cinematografica, stralci di conversazione solo della protagonista, narrazione al presente tipo storia che passa di bocca in bocca). Si trovano in temi tipici di Dario Fo: il sarcasmo e la denuncia sul potere costituito, l'amore potente e folle che non può fare a meno di raccontare il corpo, il desiderio, la carne e la religione. Fo richiama a una interpretazione personale, libera dalle catene imposte dal clero e dalla sua interpretazione (e censura) dei testi, La religione si fonde (o dovrebbe fondersi) con la cura del prossimo e se esiste un Dio che non disturbi troppo.

Geometrie di questa sera di giugno:
DSCF3007

postato da: ridarella alle ore 21:18 | link | commenti
categorie: libri, storie, storia
giovedì, 12 giugno 2008

(Di)vagando

Ho fatto un giro nella città "vecchia", diciamo, nella parte più vecchia di città che si affaccia sul fiume san lorenzo. C'è una splendida passeggiata in riva al fiume con un lungo parco. A un certo punto mi sono adattata agli usi e costumi locali stravaccandomi sull'erba senza scarpe a leggere un libro e ascoltando la Dave Matthews Band. Oggi c'è un clima piacevolissimo, con il vento abbastanza forte e l'aria secca e limpida. Peccato che, non so se ancora a causa del jet lag, sono stanchissima e ho soltanto voglia di dormire.
Non so se mi piacerebbe abitare qua, c'è da dire che in pochi giorni non si può pretendere di capire profondamente una città. Ma abituata al caos italiano, che nonostante sia caos è intriso di vita imprevedibilità, tutto l'ordine, la tranquillità e la precisione di questo posto un po' mi inquietano. Penso a quanto dobbiamo sembrare alieni noi europei alla gente di qua. Non oso pensare che effetto facciano gli italiani. Ieri sera mi sono trovata a cena con una ragazza svizzera e un ragazzo di Montréal. Alla domanda di lei sulla situazione politica italiana mi sono trovata a dovere spiegare al canadese la storia recente del nostro paese, e la parola che ho usato più spesso è stato "imbarazzante". Lui era completamente stranito, la sua faccia era la manifestazione tangibile della non-comprensione.
(Lo so che per gli italiani è blasfemia, ma a me il caffè americano brodaglioso da bersi a mezzi litri piace)
Spenderò ora due parole sul libro che ho finito in viaggio venendo qua: "Il responsabile delle risorse umane", di Abraham Yehoshua, Einaudi. è una storia basata su una piccola idea (credo ispirata  a fatti veri) coltivata in modo molto originale. Gerusalemme, in un attentato muore una donna, che per vari giorni rimane non-identificata all'obitorio. Su segnalazione di un tecnico dell'obitorio, un giornalista viene a sapere che l'unico documento rinvenuto addosso alla donna è un cedolino per il pagamento dello stipendio per conto di un grande panificio della città. Da questo il giornalista vorrebbe pubblicare un velenoso articolo nel quale si accusa il panificio di disumanità nei confronti della morta perché nessuno sembra essersi accorto della sua scomparsa. Da qui nasce il libro: al responsabile delle risorse umane viene assegnato il compito di chiarire l'accaduto e scrivere un articolo di risposta al giornalista. Non voglio rivelare gli sviluppi della storia, ma descrivere alcune scelte interessanti dello scrittore: l'unica persona che viene chiamata per nome è la donna, Julia Regajev, tutti gli altri personaggi sono chiamati per ruolo come "il dirigente", "il direttore", "il console", "la ex-moglie", "la segretaria amministrativa" . La narrazione è tutta al presente, come per suggerire che la ricerca non finisca mai, che sia un'urgenza costante. Non ci sono mai descrizioni dettagliate degli oggetti, anche di questi ciò che conta è il ruolo. La narrazione è rotta ogni tanto da corsivi che creano un effetto specchio: normalmente seguiamo le vicende dal punto di vista del responsabile delle risorse umane (il protagonista), mentre nei corsivi vediamo la comparsa del protagonista dal punto di vista dei personaggi secondari, e non c'è solo l'effetto visivo dell'arrivo, ma entriamo direttamente nella mente di questi personaggi. Anche la geografia viene spogliata da qualunque contenuto descrittivo e rimane come puro ruolo: non sapremo mai da dove viene la donna, sappiamo soltanto che la sua patria è fredda e forse parte dell'ex unione sovietica. Gli unici nomi di città sono Gerusalemme e Tel Aviv.
Leggendo questo libro mi è venuto in mente "Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer.

postato da: ridarella alle ore 02:33 | link | commenti (1)
categorie: viaggi, libri, storie