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Capisco il vostro stupore. E' noto che con questa città ho un pessimo rapporto. Ma stavolta una piccola cosa a favore di questo lembo di terra penzolante dal confine orientale dell'Italia l'ho trovato. Un piccolissimo negozietto in zona Cavana, che a prima vista sembra solo una pescheria,dove si può fare un aperitivo alternativo: finger-food di pesce, accompagnato se si vuole da un calice di vino. Ho mangiato un'ottima tartina con tartara di salmone. Mi ha incuriosito anche la peculiare varietà di pesce inscatolato e conservato: non avevo mai visto l'orata sott'olio.
Dopo due anni e mezzo che mi tocca bazzicare per Trieste mi sono tolta una curiosità: sono andata al bagno "La Lanterna", meglio conosciuto come "il Pedocin" (piccolo pidocchio, perché si diceva che un tempo la povera gente andasse lì a spidocchiarsi). Ha la peculiarità di essere l'unico bagno rimasto in Italia con due settori separati per uomini e donne (più precisamente donne e bambini credo sotto i 12 anni). La prima volta che me ne hanno parlato la cosa mi era sembrata di un bigottismo deforme, poi ripensandoci, e soprattutto andandoci, ho realizzato che un suo strano senso ce l'ha: lì le donne stanno in pace e nessuno le disturba, topless generalizzato e atteggiamento rilassato: non ti sei fatta la ceretta? Chi se ne frega. Le tue tette sono talmente flosce che potresti usarle per insaccare il salame? Chi se ne frega. Dal mare si può vedere il settore degli uomini (sono separati anche in acqua!) e com'è facile aspettarsi è praticamente deserto.
Ora che mi sono tolta la curiosità credo che tornerò al mare alla maniera standard dei triestini, cioè in viale miramare. Questo ha il solo vantaggio di essere accessibile a piedi in pausa pranzo, ma di fatto è un normalissimo marciapiede con qualche doccia ogni tanto: è come vedere la gente prendere il sole nel parcheggio del grandemilia o in una qualunque pista ciclopedonabile.
A parte l'idea insolita del bagno separato, il Pedocin è una distesa di ghiaione di 20 x 20 metri per ognuno dei settori (è una stima a spanne) con una superificie di mare accessibile grande altrettanto (è praticamente recintato) con le navi che viaggiano poco lontano, oltre a un muro di separazione, quindi si tratta di fare il bagno praticamente di fianco al porto. Diciamo che è un po' claustrofobico. La cosa buffa è che l'ingresso costa 80 centestimi di euro e al momento del pagamento ti danno un biglietto molto simile a quello dell'autobus che devi timbrare nell'obliteratrice e poi consegnarlo a un energumeno che fa da buttafuori se si tenta di andare nel settore sbagliato.
Fino a ieri a Trieste c'era un cinema, l'Excelsior, all'inizio di Viale XX Settembre con due sale, una grande e una piccola, specializzato in film d'essai o produzioni poco conosciute. Là ho visto molti bellissimi film, non solo alla sera ma anche al pomeriggio. è anche stato sede di Trieste Film Festival per molti anni. Le Generali (quelli delle assicurazioni) non hanno rinnovato il contratto d'affitto e, nonostante una grande partecipazione alla raccolta firme per evitare il peggio, il cinema ieri ha proiettato i suoi ultimi spettacoli.
Sabato scorso ho fatto in tempo a vedere "Valzer con Bashir" e, con una tristezza indescrivibile, mercoledì è stata l'ultima volta che ci sono andata: "Milk" (splendido film con Sean Penn). Una degna conclusione.
Si chiude un ciclo, Trieste cambia. Dopo più di due anni questa città non è ancora riuscita a conquistarmi, mi sento ancora e sempre di più una straniera, ma all'Excelsior mi ero affezionata, luogo di piacevolissime discussioni sul cinema e sulla storia, di ritrovo con carissimi amici.
Diciamo così: "è cominciata la scuola" per me questa settimana, dopo un sacco di chilometri e altrettanti che mi aspettano. Comincia il terzo anno, anche questo credo sarà un anno da pendolare del finesettimana (quasi tutti i finesettimana), 10 ore di treno quasi ogni finesettimana. Ma se non le facessi non riuscirei a trovare un significato neanche nello stare a Trieste.
Per celebrare la nuova avventura mi sono data allo shopping compulsivo, e ho addirittura pulito la sala.
Ora in ufficio non c'è nessuno.
Appena finisco il libro orrendo che sto leggendo (angeli e demoni di dan brown) ricomincerò a raccontare qualcuna delle mie letture (consiglio lampo: non perdetevi i due libri successivi a Whiskey Sour, di J. A. Konrath, si chiamano Bloody Mary e Rusty Nail).
Cosa sto ascoltando adesso:
Temo di avere spedito 5 cartoline di Benasque al sindaco di Benasque.
Cioè mi spiego.
D'accordo siamo nell'era di Internet. Ma si dà il caso che cinque studenti del PhD in Statistical Physics (me inclusa) abbiano l'insana abitudine di spedirsi cartoline dai luoghi di conferenze, scuole e workshop. Quindi oggi ho comprato le cartoline (una anche per mia nonna, la quale non ha ancora capito "che mestiere faccio" e quindi sarà ancora più spaesata a vedere che mi mandano in alta montagna [penserà che faccio il pastore a questo punto]), i francobolli e le ho scritte.
Ho girato un po' ma non ho visto posti dove imbucarle. Sospettando che sarebbe stata una cosa lunga sono tornata all'abergo a depositare i risultati del mio shopping turistico/compulsivo e poi sono andata all'ufficio del turismo, che stava chiudendo. Mi hanno gentilmente detto che potevo imbucare le mie cartoline nella piazza della chiesa, nella quale a parte la chiesa, due turisti, quattro panchine e una cassetta rossa dove depositare le cacche dei cani portati a passeggio non ho trovato niente. Non mi sono scoraggiata, ho girato un po' intorno, ho fermato un'autoctona e le ho chiesto col mio spagnolo maccheronico un luogo per le mie cartoline e lei giustamente mi ha detto alla posta, la quale posta si dovrebbe trovare nella piazza della chiesa. A quel punto mi è venuto in mente che la posta potesse essere la cosa che tiene su tutta una grande impalcatura edile e infatti dietro a tutte le reti ho trovato un portone, ovviamente chiuso, con scritto qualcosa tipo "Correos". Ma niente buca delle lettere. Di fianco c'è un altro portone, suppongo del municipio, con di fianco due bacheche con tutti gli avvisi del comune e, magia, nel portone c'era una buca per le lettere. Secondo voi era quella della posta diretta al comune o quella dell'ufficio postale? Ho fiducia nell'Assessorato agli Stranieri Imbranati di Benasque.
Stasera quando sono arrivata a Trieste tanti lampioni erano spenti. Anche quelli della stradina stretta in salita che porta a casa mia. Per fortuna c'è la luna. Ma penso al buio. E penso a una palude. Questo è il mio lavoro ora.
Inesorabilmente il tempo mi scivola tra le mani.
[Attenzione: questo post era inteso come uno sfogo dopo un pomeriggio rovinato da un'antipaticissima tizia triestina, nello scrivere ho calcato un po' i toni, perciò ne è venuto fuori qualcosa che è un po' un resoconto vero un po' un esercizio letterario. Dato che ciò che ho scritto può essere considerato non del tutto condivisibile (effettivamente sono stata molto acida, ma avevo decisamente bisogno di sfogarmi) da alcuni lettori, ho deciso di pubblicarne solo una piccola parte, ovviamente io conservo la versione intera nel mio computer. In sostanza pubblico soltanto le mie impressioni sul primo movimento della sinfonia dal nuovo mondo di dvorak. Ribadisco in toni più pacati il fatto che in questa città non mi trovo per niente bene.]
Trieste, 21 ottobre 2007, Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.
Ore 17.00-17.30 esterno del teatro. Mentre aspetto i miei amici, sotto le raffiche russe e veloci di bora osservo capannelli di anziani vestiti da messa cantata, uscire dal caffè lì davanti ed entrare nel teatro, Uno sfoggio di cappotti, cappelli, acconciature impeccabili, scarpe lucide, mantelli ottocenteschi, ricci freschi di parrucchiera, puzza di naftalina e geriatria che pietosamente la bora mi tiene lontano. Mi viene da pensare un po' malignamente che probabilmente per loro andare a teatro è un'abitudine, ma che di musica la maggior parte di loro non saprà nulla. Mah. Intanto è ora di entrare, ci sediamo e ribadiamo tra di noi il concetto precedente.
Alle ore 17.40 è cominciato il concerto dell'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi, diretto da Marko Letonja.
Pogramma.
Parte Prima:
JOHANNES BRAHMS (1833-1897) Concerto in re maggiore
per violino e orchestra op. 77
Solista: Isabelle Faust
Applausi
Ripetute chiamate sul palco della violinista
Applausi
Piccolo bis
Applausi
Intervallo:
Non sto più nella pelle, sta per cominciare la seconda parte di concerto. Sono carichissima. Il cd l'avrò sentito qualche centinaio di volte. Dalla prima volta che ho sentito di sfuggita il primo movimento sono rimasta folgorata dalla potenza e dai colori violenti e cangianti di questa opera, dalla sua modernità, dalla sua capacità di sapere descrivere in ogni attimo le increspature del mio umore. Quest'ultima settimana ho riascoltato il cd una decina di volte per prepararmi spiritualmente a oggi.
Silenzio, torna il direttore sul palco. Come ogni volta che sto per cominciare a suonare in pubblico un brano che mi piace, chiudo gli occhi. Il pianissimo dell'orchestra accarezza le orecchie e l'animo donando loro l'incipit di:
ANTONIN DVORAK (1841-1904) Sinfonia in mi minore n. 9 op. 95
“Dal Nuovo Mondo”
Primo movimento: Adagio. Allegro molto
L'adagio inizia impercettibilmente a filare una trama di tensione, chi non conosce l'opera non sa che sta per essere trascinato in un unico lungo e devastante climax in quattro movimenti. Ed ecco un tripudio di archi, corni e timpani. Ancora piano, ma la tensione creata dai contrabbassi fa accelerare il battito. Chiudo e socchiudo gli occhi per paura che la musica mi travolga nella sua realtà di violini archetti e ottoni. E ancora l'eco di sonorità dell'europa orientale e il richiamo esotico di atmosfere rubate alla musica dei nativi americani, colpi vibranti di pieni d'orchestra, la traversata oltreoceano di un secolo e di un continente. Dialoghi tra l'est e l'ovest dell'orchestra, lì, tre file più avanti. Un collage coraggioso e violento, i fiati, solitamente gregari, che trascinano gli archi, solitamente primedonne. La solennità del “tutti” . L' Atlantico che sbatte i naviganti europei sulla nuova terra. Crescendo a colpi, dolorosi, laceranti, implacabili che finalmente cessano e l'orchestra tace. Apro gli occhi. [...]
oggi c'è stata la prova scritta di ammissione al PhD in Statistical Physics, il che significa che è passato un anno (364 giorni per la precisione) da quando l'ho fatto io l'anno scorso. Non posso fare a meno di ridere. Rispetto ad alcuni ragazzi che hanno fatto l'esame oggi, la mia preparazione e il giorno del mio esame furono veramente rocamboleschi. Dico soltanto che la sera prima la cena fu gnocchi con il goulasch, tanto per stare leggeri, e la mattina dell'esame rischiai di non fare l'esame perchè io e A. prendemmo l'ultimo autobus utile per arrivare alla SIssa, ovviamente ignorando dove si trovasse e come si arrivasse. La preparazione dell'esame fu 4 giorni cui studiai praticamente da zero i rudimenti della meccanica statistica. Mah, la fortuna (?) credo che abbia contato per il 90 %. L'anno scorso viale Miramare era più o meno così (un po' più soleggiato), esattamente come oggi: (questa foto è di dicembre ma non ne avevo altre)
Momento ONICOFAGI ANONIMI:
2 vittime e un ferito grave
Cambio ancora discorso: possibile che la tv pubblica si sia scordata come si fanno i telegiornali????? Ieri sera Rai1 ha aperto con servizio sulla storia dell'asilo in Lazio intervistando la gente!!! Non c'era contraddittorio, non c'era analisi critica, e soprattutto non ce ne frega niente!!!! Perchè l'hanno messa come prima notizia? Possibile che i redattori si scordano sistematicamente che oltre all'Europa e agli USA esistono altri 4 continenti che implorano di essere raccontati e studiati? Per la Volpe: dammi una buona notizia, dimmi che i tg norvegesi assumono di default che il loro pubblico abbia un 'intelligenza normale invece che quella di un moscerino della frutta!
Premessa: con la prima parte di questo post divago su un tema molto caro ai fuorisede che abitano a Trieste, cioè il sottosuolo di assurdità che regge l'apparenza tranquilla della suddetta città. Un riferimento letterario è il blog di Raffo
Gli autobus a Trieste: una ventata di ottimismo. Questa è una città nella quale la popolazione locale è composta quasi esclusivamente da anziani, i quali riempiono gli autobus pretendendo di sedersi a qualunque costo anche se hanno appena corso la Bavisela (=la maratonina di Trieste). Quindi dopo un quarto d'ora in autobus si cominciano avere crisi d'identità dubitando di essere atterrati improvvisamente in una casa di riposo. (D'estate compaiono anche orde di ragazzini che vanno al mare, ma il problema è che non si capisce niente di quello che dicono perchè parlano triestino stretto quindi in un primo momento si dubita che siano stranieri, quindi un'altra crisi d'identità, pensavo di essere in Italia.). Ma non è tutto. Ora vengono le reali bizzarrie. L'altra mattina ero appena salita, ancora rincoglionita dall'orario (le 8 di mattina), sull'autobus, con l'umore grigionero che ha caratterizzato queste mie ultime settimane. Alzo gli occhi e vedo la pubblicità di una cosa tipo centro di aiuto alla vita. Minchia, alle 8 del mattino già mi augurate un fuori pista... Scherzo di pessimo gusto... Ma il bello è che ci hanno messo la foto di un bambino ORRENDO! Vabbè.
Ma fino a qua tutto è ancora nel limite della salute mentale. Ciò che mi preoccupa seriamente è un'altra pubblicità che c'è sulla maggior parte degli autobus. Un giorno qualche mese fa, sempre alle 8 del mattino, alzo gli occhi e vedo un' enorme scritta: "NON FARLO". Cosa? Poi leggo meglio: cartellone pubblicitario con, oltre alla suddetta scritta, quadrettini tutti colorati con autentiche stronzate tipo "perchè la cioccolata è buona", "perchè non tutto il male viene per nuocere" etc... Quella è stata la prima volta che ho visto quella pubblicità che adesso, oltre che sugli autobus, è anche nei centri commerciali e nelle farmacie. Ma dico questi fanno la pubblicità con scritto di non suicidarsi! (E tanto di numero verde, si sa mai...) Sono completamente pazzi! Neache fossimo in un posto sperduto della siberia con 24 ore di buio! Ma che percentuali hanno di suicidi? Risultato, se un turista giudicasse la città dai suoi autobus, non potrebbe fare altro che decidere di scappare, e subito anche.
Seconda parte:
(molto rapida) Secondo voi (pochissimi lettori di questo blog) potrei avere degli iscritti se fondassi l'associazione Onicofagi Anonimi? (Per chi non lo sapesse onicofagia è l'atto di mangiarsi le unghie). Perchè per la cinquantesima volta sto provando a smettere, ma è una dipendenza molto difficile da debellare. Il bilancio attuale è 7 unghie in condizioni buone (non solo non fanno male, ma si vede anche una strisciolina bianca), 3 vittime della mia ansia autolesionista. Ce la faranno i nostri eroi?